L’intimità è una porta che si apre solo dall’interno (2) | Pensieri

Ma come nascono legami umani veri capaci di far vivere e fecondare relazioni e comunità?

Ogni nascita necessita subito di cura. Nessuno sano di mente fa nascere e poi abbandona ciò che ha fatto nascere. Curare vale esattamente quanto far nascere. In questo orizzonte la parola umana, la parola vera e nuda, che ci espone prudentemente all’altro, rimane la nostra più grande risorsa di cura dell’esistenza. Per questo nell’antichità la parola è interpretata anche come farmaco. Perché può curare (e non solo uccidere). Più del gesto, più del bacio, più del volto, più di ogni abbraccio, la nostra parola, quella che matura nel silenzio del cuore ed è provata dal dialogo più sincero, è ciò ci fa entrare nel mondo e nelle relazioni con più verità e gioia. Chi cura le sue parole, assiste al miracolo della nascita di un ‘noi’ salvifico, che ci fa addolcire, se non superare, le nostre profonde lacerazioni interiori e quelle tra l ‘io’ e i vari ‘tu’. 

Forse su questo vale la pena di riflettere ancora un poco.

Noi parliamo, per tanti motivi ma, tra le altre cose, abbiamo bisogno di superare quella solitudine che ci attraversa, che già Dio vide nel giardino dell’Eden (cf. Gn 2,18) soprattutto attraverso sane relazioni, e spesso lo facciamo fino a diventare ‘intimi’, cioè amici e amanti (nel senso nobile del termine, cioè di persone che amano). 

Ma quando raggiungiamo quel territorio, quello dell’intimità, dobbiamo usare molta cautela. Ogni intimità, rimane sempre sacra, indisponibile e inviolabile perché è unica e irripetibile a motivo del fatto che si è edificata giorno per giorno per mezzo del modo tutto personale di fare esperienza e di entrare in relazione con se stessi e con gli altri. Anche dopo anni di amicizia o di matrimonio, ognuno farà sempre la sua esperienza, pur vivendo le stesse cose insieme ad altri. In tal modo, ognuno costruiscela propria sacralità interiore e i propri legami. 

Questo sacrario dell’intimo può essere abitato solo da chi è invitato ed ha sommo rispetto del luogo, per esempio non lo inquina, non entra con il fango dei sui vestii e sulle scarpe. Ed è un luogo da frequentare in punta di piedi. Inoltre esso rifiuta ogni tentativo di omologazione, cioè quello di pensare che sia identico per tutti per il motivo che si fanno le stesse esperienze. Non è così. Sono molte le variabili. L’unicità delle persone abita qui, abita nel modo tutto personale di vivere stesse esperienze. Per questo una persone non è mai uguale all’altra, e per questo ancora, di contro, non è possibile pensare che possa essere sostituita come si fa per un ingranaggio di un orologio: butti un pezzo e ne metti un altro di pari valore. Persona vuol dire sempre essere un volto irripetibile; e dire: ‘una persona vale un altra’ è profondamente offensivo e disonesto. Lo scopriamo a volte quando una persona muore. Con essa va via un modo di vedere il mondo unico. Per questo sentiamo la mancanza, perché non è sostituibile come un pezzo del mio orologio. 

Il sacrario dell’intimità va perciò custodito, perché la vita appaia nella sua interezza e diversità. Specialmente da tutti i tentativi di invasione, controllo, possesso o persino fusione tra un ‘io’ e un ‘tu’. Tutto ciò va respinto con fortezza. I rapporti malati uccidono perché l’intimità è violata e trasformata in un inferno. l’io resta sempre un ‘io’ indisponibile ad un ‘tu’ e viceversa. Guai a fonderlo in un ‘noi’. Nella casa dell’io si entra solo per invito.

Nel vangelo Gesù raccomanda somma prudenza nell’apertura dell’intimità al primo venuto. Gesù dice di ‘non dare le perle ai porci’ (Mt 7,6), che tradotto, vuol dire non dare la tua intimità in pasto agli altri, sii prudente nella manifestazione del tuo cuore, perché aprire ingenuamente la porta agli sconosciuti è pericoloso. Quella intimità che lentamente e faticosamente si è edificata va sempre protetta, alimentata da una solitudine viva di silenzio e parola. 

Quando l’io annega nel tu dell’altro, accade l’irreparabile. 

Storie di fallimenti, tradimenti, manipolazioni di amici e amori, derivano infondo da queste tre cose: l’inganno delle parole, la volontà di possesso e l’incuria della nostra interiorità. 

L’inganno: perché la parola detta con falsità nasconde la malizia dei nostri atti, 

il possesso: perché il controllo violento spegne il sacro fuoco dell’interiorità, e con esso impedisce di stare tra gli uomini con gioia.

L’incuria: perché la falsità di gesti, l’assenza di attenzione, le decisioni irrispettose e i desideri, l’assenza assoluta di una parola santa che illumina e guarisce, ci scollegano dal legame con noi stessi con la nostra anima con tutte la serie di relazioni tra l’io e i vari tu. 

In questo triangolo maledetto, l’originale luogo in cui ci si autodetermina e ci si conosce viene reso inattivo e inadempiente e la persona muore dentro. Lentamente e inesorabilmente. Gli zombi non solo quelli dei film.

Ciò che invece dovremmo coltivare è la virtù dei piccoli: l’abbandono di ogni mira sull’altro, di ogni conquista da parte dell’io. Questa è la caratteristica centrarle dell’amore vero. Perché l’amore si dona senza chiedere nulla in cambio, ma tu senti dentro l’urgenza di quell’amor che con amor si paga. Proprio qui sta la sua bellezza. Esso gioisce semplicemente perché senti che accanto a te l’altro è vivo dentro. 

Alla fine l’intimità è una porta la cui maniglia si può aprire solo dall’interno. 

(Continua)