Sulla generazione dei vizi | Gregorio Magno – Monaco e papa (540 – 604)

“I vizi sono legati da un vincolo di parentela strettissimo dal momento che derivano l’uno dall’altro.

La prima figlia della superbia, infatti, è la vanagloria, che, una volta vinta e corrotta la mente, genera subito l’invidia; poiché chi aspira ad un potere vano si rode se qualcun altro riesce a raggiungerlo.

l’invidia genera l’ira, perché quanto più l’animo è esacerbato dal livore interiore, tanto più perde la mansuetudine della tranquillità, e, simile a una parte del corpo dolorante, avverte come insopportabile la pressione della mano che lo tocca. Dall’ira la nasce la tristezza, perché la mente turbata, quanto più è squassata da moti scomposti, tanto più si condanna alla confusione, è una volta persa la dolcezza della tranquillità si pasce esclusivamente della tristezza che segue tale turbamento.

Dalla tristezza si arriva all’avarizia, poiché quando il cuore, confuso, ha perso il bene della letizia interiore, cerca all’esterno il motivi di consolazione, e, non potendo ricorrere alla gioia interiore, desidera tanto più ardentemente di possedere i beni esteriori. A questo punto sopravanzano i due vizi carnali, gola e lussuria. Ma è noto a tutti che la lussuria nasce dalla gola, dal momento che nella stessa disposizione delle membra gli organi genitali sono collocati al di sotto del ventre. Perciò mentre quest’ultimo si riempie in maniera sregolata, quelli si eccitano alla libidine”.

(Gregorio Magno, Moralia in Job)