Fu ad Antiochia tra il 43 e il 44 d. C, che i discepoli furono chiamati per la prima volta ‘cristiani’, (vedi At 11,26).
Ma prima non fu così.
Prima i discepoli di Gesù furono chiamati e riconosciuti semplicemente come: ‘quelli che seguono la via’ (vedi Atti 9,2; 19,9 e 19,23). E lo furono per diversi anni .
Anche, quando Saulo decise di andare a Damasco, probabilmente intorno al 40 d. C., con l’intento di perseguitare e carcerare quei discepoli da lui considerati una setta, egli porta con se lettere redatte dal Sommo Sacerdote di Gerusalemme, in cui si parla esattamente di: “quelli appartenenti a questa Via” (Atti 9,2).
E dopo la sua conversione, Saulo, ormai battezzato e divenuto ‘Paolo apostolo del Signore’, si definirà anche lui un seguace ‘della via’, (vedi Atti 22,4; 24,14; 24,22).
L’origine di tutto ciò la troviamo in Gesù. É lui che al titubante Tommaso dice: ‘Io sono la Via’, anteponendo tale affermazione alle altre due espressioni: ‘io sono la Verità’ e ‘Io sono la Vita’ (vedi Gv 14,6), Il testo greco dice esattamente ‘Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς ‘ – Io sono la Via’.
Dunque: seguire Gesù significa camminare per le sue vie, non le nostre. Che in altre parole significa convertirsi al Vangelo.
Ma oggi, cosa significa tutto ciò?
Dire oggi che un cristiano è un seguace della Via, significa anzitutto accettare lo sforzo di essere differenti. Non ingenui, ma differenti.
Significa essere consapevoli di aver fatto una scelta campo, quello di Dio, e anche se nel mondo esistono altre possibilità, il seguace di Cristo, sa a chi ha creduto e capisce bene di aver scelto ‘quella via’. Tutto qui. semplicemente. Vivendola poi ne ha verificato anche la bellezza e la sua forza intrinseca.
Voi siete nel mondo, ma non siete del mondo, aveva detto Gesù. Per questo i seguaci del Signore non fuggono il mondo, non hanno paura di vivere in esso, e soprattutto, non lo dichiarano un male oggettivo. Essi lo vivono come un’opera del creatore data all’uomo perché la coltivi e la custodisca con un agire differente da manipolatori ed egoisti.
I discepoli perciò hanno scelto un modo singolare di vivere nel mondo.
E te ne accorgi subito perché: decidono di accettare la fatica dell’amore fedele mentre lo scherno del mondo li trafigge continuamente. Cercano non se stessi, ma il Regno di Dio e la sua giustizia, poichè sanno bene che il resto gli sarà dato in sovrappiù. Sperimentano ‘in via’ come ‘il carico che deriva dal credere sia leggero’ e anche nel lungo camminare i propri calzari non sono mai sdruciti. Dio infatti continua a dire: ” Io vi ho condotti per quarant’anni nel deserto; i vostri mantelli non vi si sono logorati addosso e i vostri sandali non vi si sono logorati ai piedi” (Deuteronomio 29,4).
Con il Signore il cammino non è mai distruttivo e non si va in perdita.
Solo quando facciamo ciò che non ci è richiesto di fare, restiamo confusi, soccombiamo e abbandoniamo la Via.



