La ‘parola’ è una di quelle cose di cui facciamo quotidianamente esperienza senza però riflettere sul suo valore e significato. Conosciamo bene il suo potere distruttivo o salvifico, cercando di proteggerci dai suoi effetti malevoli, ma non ci chiediamo mai il come e il perché questa cosa accade. Anche i muti, paradossalmente, conoscono bene cosa significa la sua realtà.
Al contrario ogni giorno, filosofia, psicologia, teologia, e tante altre scienze umane, hanno riflettuto su di essa, cercando di afferrarne il suo significato per la vita umana. Di fatto, nelle nostre case, nelle piazze, nei bar, nelle scuole o università, dentro il silenzio di una camminata notturna o mattutina, sui social o sui giornali, la parola umana rimane il cuore e lo strumento fondamentale delle nostre relazioni umane. Tutto molto semplice, quasi banale, eppure alla domanda: ‘che cos’è una parola’ o ‘a cosa serve’ nella nostra vita genera una serie infinite di risposte, che vanno dal silenzio perplesso alla spiegazione dell’ovvio, fino all’indagine, per i più pignoli, di una fenomenologia elaborata.
Gesù dice che nelle buon uso delle nostre parole si attiva la nostra responsabilità in ordine alla verità dell’uomo e di Dio, e appare chi siamo veramente (cf Mt 12,36-37; Mc 9,38-40; Mt 10,32-33; Lc 6,43-45; Mt 5,36-37; Mt 18,15; Gv 6,63 – vale la pena rileggere questi testi) Dice di osservarle per capire chi siamo veramente, non solo in quelle dette in preda alle passioni, ma specialmente quelle che sgorgano dal cuore e dallo spirito umano magari migrano nello scritto. Noi, in fondo, siamo fatti di parole, siamo fatti, cioè costruiti dentro, dalle parole che abbiamo accolto in noi come perle preziose e – purtroppo – da quelle che ci hanno colpiti senza una nostra richiesta. Per questo alcune le conserviamo per tuta la vita, come una calda luce di salvezza, altre non riusciamo ad allontanarle da noi e dalla loro forza lacerante.
I cristiani della prima ora, avevano una terapia di guarigione del linguaggio: essi leggevano la scrittura e pregavano i salmi biblici cercando di conformare mente e cuore ad essi. Mutavano in tal modo il proprio linguaggio e verso i propri pensieri. La teologia monastica in particolare aveva visto come più ci si abbevera alle sante parole di Dio e maggiormente si impara a pensare e parlare correttamente davanti agli uomini.
Persino gli antichi pagani, avevano compreso bene la forza delle nostre parole. Specialmente alcune correnti filosofiche greco-romane, sottolineano come la ‘parola sia un vero phármakon (φάρμακον) cioè uno strumento che ci trasforma in un senso o in un altro. E si, perché phármakon per un uomo del V secolo a. C., significa allo stesso tempo rimedio o veleno, medicina o sostanza tossica. Ciò che distingue la sua verità riposa nella ‘quantità’ in uso insieme alla sua intrinseca ‘qualità’.
In un tempo in cui le parole sono trattate sempre più come oggetti senza patria, come pezzi viaggianti nella rete e sempre meno come parti dell’anima, del suo pathos e del suo silenzio, è necessario perciò ritornare a maneggiarle con cura, anzi è necessario praticare un etica della parola che si prenda in cura, fin dalla tenera età, della sua potere in ordine alla vita. Mia madre mi correggeva spesso sul mio modo impulsivo di esprimermi invitandomi senza ambagi a prudenza e saggezza. Questo non l’ho mai dimenticato.
Un ultima cosa vorrei aggiungere:
L’uomo, diceva già Aristotele, si distingue dagli altri esseri viventi, esattamente per il fatto che non rimane per sempre infante, cioè ‘senza parola’, ma inizia il suo rapporto con se stesso e con il mondo appunto parlando. L’uscita dal nostro nativo silenzio, ci permette e di far apparire il mondo invisibile che è in noi. Il cammino è semplice: dal silenzio alla parola alle relazioni umane alla comunione amicale e di vita, la parola è il fil rouge che unisce tutto. I gesti, le immagini, i disegni non hanno lo stesso potere di significazione, contatto e chiarificazione. Non dicono con pregnanza a che punto è la nostra umanità. Per questo bisogna che le nostre parole siano sempre vere, profonde, giuste, autentiche. Poichè mentre la loro ambivalenza è inaggirabile noi abbiamo il potere di metterle sui giusti binari, almeno nelle intenzioni. Così le nostre relazioni umane potranno essere significative e giuste perché il percorso della parola dall’anima al linguaggio si nutre di correttezza, giustizia, assenza di inganno.
Relazioni umane e linguaggio sono perciò talmente intrecciati, che ogni manipolazione di parola è allo stesso tempo una manipolazione delle nostre relazioni e ogni purificazione di parola corrisponda ad una bellezza delle relazioni.
Da parte mia lo credo fermamente: Chi si prende cura attraverso studio, preghiera e silenzio, delle sue parole, abiterà il mondo con un cuore diverso e lo arricchisce di sana interiorità e bellezza.
In fondo siamo figli di un Dio che crea e sostiene il mondo e noi con la sua parola e ci ha insegnato a fare altrettanto mediante l’annuncio del suo Vangelo.



