“Di quali mezzi si avvale la cultura? Semplificando: chat o book? Dov’è la radice della differenza? È nel fattore tempo, un fattore determinante nella qualità di tutte le relazioni sociali. La chat e i suoi fratelli – blog, tweet, social forum, newsgroup, facebook, sms ed e-mail al posto delle lettere, messaggi immediati d’ogni tipo – appartengono al mondo dell’istantaneità, dell’azione e reazione – come si dice – in tempo reale; i libri appartengono al mondo della durata. I messaggi immediati appartengono alla comunicazione; i libri, alla formazione.
La comunicazione vive dell’istante, la formazione si alimenta nel tempo. La comunicazione non ha onere d’argomentazione e non si alimenta di risposte. Se la risposta c’è, è del medesimo tipo. Il suo fine è dire e ridire su ciò che è stato detto, per aderire o dissentire, senza passi in avanti.
Spesso, si perde di vista l’oggetto del messaggio ricevuto e ci si concentra su chi l’ha inviato, per lo piú per coprirlo di contumelie (le lodi e i consensi sono meno interessanti). Basta accedere a un blog qualunque per averne conferma: invece di aprire la strada alla discussione costruttiva, questa comunicazione sembra spesso un corpo-a-corpo che incattivisce, chiude progressivamente chi vi partecipa nei suoi pregiudizi e alimenta il dileggio. L’effetto è distruttivo di convivenza.
Lo hate speech e la gogna mediatica sono diventati seri e diffusi problemi d’irresponsabilità, difficili da affrontare ponendo regole. I messaggi possono essere messi in rete e formare comunità telematiche in cui si entra e da cui si può uscire istantaneamente, senza alcuna formalità (se non talora, con una semplice «iscrizione»).
Si usa una parola – «comunità» – che viene da lontano, cioè da un mondo dove il principio era la durata dei legami esistenziali, e la si trapianta in un mondo dove il principio è l’istante. Che cosa comporta come travisamento questo trapianto concettuale, sarebbe utile cercare di comprendere.
Il libro – saggio, romanzo, poesia; cartaceo o elettronico – appartiene a un altro mondo.
Nasce e vive in un tempo disteso, di studio e riflessione, dove può espandersi il «piacere del testo», come lo chiama Roland Barthes. Se sul bancone d’una libreria incontri L’uomo senza qualità o Moby Dick, innanzitutto è come se ti chiedessero: sai quanto tempo e fatica ho impiegato a essere pensato e scritto? E tu, a tua volta, quanto tempo e quanta concentrazione pensi di potermi dedicare?
Non c’è bisogno d’insistere: la cultura è un fatto di durata e di profondità. Non si costruisce sommando istanti isolati, ma collegandoli in un senso che crea comunanza. Il collegamento è, per l’appunto, compito della cultura. […]
Allora, book contra chat? Niente affatto. Sarebbe una battaglia sbagliata, oltretutto perduta in partenza. Sono cose diverse, legittime ciascuna nel proprio ambito: la comunicazione e la formazione. Chat pro (al posto di) book? Ovviamente, nemmeno questo. È chiaro, però, che in questo mondo che sta su una superficie dove tutto sembra muoversi in affanno, la chiacchiera digitale dispersiva ha tutte le possibilità di scalzare dal suo posto la lettura riflessiva e costruttiva di senso, cioè il libro. Ma, allora, è chiaro anche che la sopravvivenza del libro non è una rivendicazione a favore d’una élite di pochi fortunati lettori che possono dedicarsi al loisir. La diffusione della lettura non appartiene al superfluo d’una società non solo, com’è ovvio, perché ha a che vedere con la diffusione dell’istruzione.
Siamo, infatti, pienamente nel campo della cittadinanza, cioè della condizione di partecipazione attiva, consapevole e responsabile a quanto c’è di piú decisivo per la tenuta della compagine sociale, cioè la partecipazione a una delle tre «funzioni sociali»: la funzione politica di fondo, meno visibile ma, in realtà, piú determinante della stessa azione politica in senso stretto, la quale, nella prima trova i suoi limiti e i suoi fini. Si tratta, per l’appunto, della funzione della cultura”.
(G. Zagrebelsky, Fondata sulla cultura. Arte scienza e Costituzione, Totino 2014)



