La Parola è un seme che ci cambia | pensieri

La Parola del Vangelo quadriforme, come la chiama Ireneo di Lione, ossia il grande racconto della nostra salvezza, redatto da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che conserva appunto una sua profonda unità teologica, può essere pensato come il seme, che piantato dentro di noi, ha il potere di placare la sete e dare direzione alla vita.

In un mondo in cui ‘le parole’ sono infinite ed il loro ossessivo ascolto ci allontana tanto dal silenzio, madre di ogni parola autentica, quanto dalle relazioni che dovrebbero unirci, ‘la parola del Vangelo quadriforme’, invece, possiede una direzione opposta: introduce nel grande silenzio interiore che è condizione fondamentale per incontrare se stessi, Dio e gli uomini e spinge a conversione. Quel silenzio non è assenza ma presenza di luce, perché permette alla Parola di attivarsi in noi, eliminando l’illusione di conoscerci fino in fondo.

Quando Pietro il giorno prima della cattura del Maestro, dice a Gesù che avrebbe dato la sua vita per lui non conosce ancora se stesso. Ma quando dopo la resurrezione, il Maestro del silenzio e della parola, lo incontra lungo il lago di Galilea e gli chiede amore e sequela, Pietro che aveva attraversato gli spazi del dolore del rinnegamento e del suo silenzio interiore, non è più lo stesso. Ora ha capito chi è veramente, ora parla diversamente, è più cosciente, più prudente: “Signore tu sai tutto, tu lo sai” gli dice.

Solo chi si nutre di silenzio e parola, possiede se stesso, diventa capace di riconoscere i propri limiti e le sue possibilità in ogni relazione umana. La parola udita e letta diventa uno specchio che fa vedere chi siamo, dove andiamo e dove sta il nostro cuore.

Ora leggere, in generale, più che accumulare informazioni, nutre, anima, allarga lo sguardo del cuore.

Noi siamo ciò che mangiamo. Gli antichi lo sapevano bene: dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei. Parole udite, parole lette, parole che vivono in noi. Noi siamo anche questo. Si tratta solo di saper scegliere buone letture evitando di cibarsi di ogni cosa senza discernimento.

Seneca, nelle lettere a Lucilio aveva chiaro il problema: “Bisogna leggere i libri scelti, ma non molti, e tornarvi sopra spesso; infatti leggere molto e rapidamente è segno di curiosità, non di formazione”. La lettura infatti è una pratica spirituale molto feconda, ma deve essere guidata ed insieme dev’essere selettiva, profonda e assimilata. Leggere molti autori senza trattenere nulla è spesso indice di una instabilità interiore, di un vagare senza meta. Al contrario, tornare sui testi buoni, meditarli e farli diventare cibo per l’anima consente non solo di informarsi, ma di formarsi davvero. Per questo i saggi non sono mai tuttologi: essi coltivano umiltà e ascolto attivo, come parte del loro cammino spirituale, procedendo da punti di conoscenza solidi e ben fondati verso verità sempre più piene.

Alla Parola di Dio in particolare, per la grazia dello Spirito Santo, dai santi Padri, gli viene riconosciuto un potere straordinario di orientamento e di metànoia. Essa, ricorda la parabola del seminatore, agisce come un seme che pian piano mette radici, germoglia, cresce e infine, dà frutto. Anche il nostro spirito, in effetti, ha un ‘suo tempo’ di crescita e maturazione. Ma questo lento e continuo ascolto del Verbo, dice Gesù, implica una cura, una attenzione che protegge, sorregge e custodisce quell’ascolto, eliminando instabilità, inquinamento della fonte, preoccupazioni eccessive per ricchezze e cose del mondo, malizia, scoraggiamento che deriva dall’essere perseguitati soprattutto quando credendo riceviamo un male.  In questo senso, la Parola non è semplicemente un contenuto da apprendere, ma una realtà viva che plasma gradualmente chi l’accoglie con cuore sincero.

Il fatto poi, che nelle nostre chiese troviamo un ambone, dal quale a voce alta la Parola è detta e spigata, e un altare sul quale il Signore si rende presente nel suo Corpo e nel suo Sangue, manifesta che il credente non può separare la Parola di Gesù dal suo Corpo. Parola e Corpo sono un unico cibo per i cristiani, ed è questa una verità che troppo spesso viene dimenticata.

Così nella forza della grazia che l’Eucarestia sprigiona, la parola di Dio si ripresenta ogni giorno come cibo, luce, specchio e spada. Cibo che nutre, luce che mostra, specchio che indaga, spada che distingue.

(Si consigli di leggere la Parabola del seminatore al termine di questa lettura – Mt 13,1-23, Mc 4,1-20 e Lc 8,4-15.)