Sperare – non sperare – sperare invano | E. Varden – Monaco e Vescovo (1974)

Per sapere cosa significhi dimorare nell’aiuto di Dio, dice San Bernardo, possiamo considerare tre specie di persone che non vi dimorano. Le definisce facendo riferimento alle virtù della speranza. Si tratta, rispettivamente, di chi non spera, di chi spera e di chi spera invano.

Chi letteralmente non spera, non vede la necessità dell’aiuto di Dio, si sente sicuro nell’autosufficienza. Persone simili si possono trovare anche nella Chiesa, ci ricorda Bernardo: un uomo che è perseverante nella veglie, nei digiuni o nelle opere può cominciare a presumere dei propri meriti e rilassarsi nel timore di Dio. Pensando di potersela cavare da solo, cede a una ‘pericolosa sicurezza’ che si esprime in una crescente superficialità e arroganza. Si trasforma in un prepotente ficcanaso che spettegola sugli altri, e così diventa una contro-testimonianza di quella vocazione religiosa che immagina e incarna alla perfezione.

Chi tende alla disperazione fa parte della seconda categoria, quella delle persone che si allontanano dall’aiuto di Dio. Queste sono così preoccupate della propria debolezza che non hanno alcuna energia o, meglio, non hanno la volontà di cercare l’aiuto di Dio, trovando invece una perversa soddisfazione nelle proprie miserie, che non smettono mai di elencare a quanti sono costretti ad ascoltarle. Anche lo stato di bisogno può diventare un vitello d’oro, il cui culto induce uno stato di stordimento introspettivo.

Il terzo tipo, coloro che sperano invano, danno semplicemente per scontata la misericordia di Dio. Non vedono la necessità di correggere i propri errori. La loro speranza, osserva San Bernardo, è vana perché priva di carità. Scaturisce nel presumere un diritto.

Se vogliamo capire cosa significhi dimorare nell’aiuto di Dio, abbiamo bisogno della grazia, del coraggio e della consapevolezza delle nostre mancanze. Il più delle volte accade così: è proprio quando cadiamo che impariamo a essere aiutati. Sia i giusti che gli ingiusti cadono, ma c’è una differenza tra loro. Coloro che vivono l’aiuto di Dio scoprono che possono cadere senza essere abbattuti: Dio ‘mette la mano sotto’ di loro, come dice il Salmo 36,24 (Dominum supponit manum suam), da una caduta è possibile rialzarsi più forti. Coloro che invece sottovalutano l’aiuto di Dio, sia per arroganza, sia per pusillanimità, tenderanno a rimanere tappeto, senza nemmeno provare a rialzarsi.

(Erik Varden, Illuminati da una gloria nascosta, Cinisello Balsamo 2026, 40-41)