Tre passi e un abbraccio | Pensieri

Il cammino di Dio verso l’uomo assomiglia ad un tentativo di abbraccio. Simile al gesto del padre misericordioso verso il figlio pentito. É un ‘tentativo’, dico, perché mentre il Padre celeste si dona a noi senza riserve, noi non siamo capaci di fare la stessa cosa. Il dubbio, la nostra povertà d’animo, la mancanza di coraggio diventano per noi tutti impedimenti. Bisognerebbe invece imitare i santi. loro si sono lasciati avvicinare dal Signore Dio senza nascondersi. La sua presenza l’hanno cercata in ogni istante della loro vita. Nonostante tutto.

L’abbraccio di Dio però non un gesto sentimentale, al contrario in quel gesto ci viene comunicata la guarigione dell’anima.  É un fatto significativo, che nella storia di san Francesco di Assisi, si racconta che dopo aver abbracciato il lebbroso incontrato per caso – per lui inteso come segno della presenza del Signore – il santo lasciò il mondo e iniziò a praticare la misericordia. Quell’abbraccio l’aveva guarito e salvato. 

Dio dunque cerca la comunione con ogni uomo per salvarlo. Per tutta la nostra vita ci cerca. Tutta la storia di salvezza da Adamo fino ai giorni nostri, altro non è che, una continua ricerca dell’uomo, un continuo richiamo a ritornare a Lui, a volte in modo misterioso e interiore, altre volte in modo esplicito e diretto. 

Dio ripete sempre quel primo ‘dove sei?’ (Cf. gen 1)  che rivolse una volta ad Adamo nel giardino dopo il suo peccato. Dove sei? dice il Signore, dove sei con la tua vita, con i tuoi desideri, con le tue decisioni.

Ma questo desiderio di abbraccio e di comunione con ogni uomo, raggiunge oggi la sua massima espressione nell’Ostia Santa, nel fare la comunione.

Nella messa infatti, dopo aver chiesto perdono e ascoltato la divina parola, ogni cristiano è chiamato a fare comunione con Lui. Si, fare la comunione, così diciamo comunemente, quando ci cibiamo di Gesù. Ma spesso, bisogna ammetterlo, non cogliamo il suo vero significato. Mangiare il Pane di Dio, il Corpo di Cristo, significa anche ascoltare il suo messaggio, senza scegliere alcune parti e rifiutandone altre. in tal modo uniamo la nostra vita a quella di Gesù, viviamo gli stessi sentimenti, facciamo i suoi stessi gesti, accogliamo e doniamo la forza del suo perdono. Noi mangiamo ‘tutto Cristo ’, il corpo e il suo messaggio.

A vedere più da vicino questo abbraccio che guarisce, questo fare comunione con Gesù, contiene un progetto che si svolge in tre passi. Anche se non sempre l’ordine di successione di questi passi è per tutti lo stesso, i passi restano identici: ascolto, purificazione, unione.

Il primo passo è lasciare che la grazia della parola e dei sacramenti ci guarisca. Mettersi in ascolto della parola di Gesù prima di ogni azione, come Maria la sorella di Marta, celebrare con spirito di fede i sacramenti, agire lasciandoci animare dal talento personale e della creatività dello Spirito Santo, viene prima di ogni altra cosa. 

Una volta che abbiamo aperto una stabile comunicazione con la parola di luce e la grazia divina, inizia il nostro grande cammino di conversione e purificazione.

Cammino faticoso, lento, pieno di salite, discese, ostacoli. Chi cammina con il Signore, è chiamato a togliere gli ostacoli che impediscono l’abbraccio del Padre. Ogni volta che si ascolta dal Signore una parola che non vive, bisogna mettersi in discussione. Ognuno sa, senza fingimenti, a che punto è la sua storia davanti a Dio. 

Si badi però che la conversione è un cammino di una intera vita. A Pietro, Gesù gli preannunciò il suo rinnegamento, ma prima gli disse anche: “ Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. Pietro sperimentò il fallimento e il nuovo ravvedimento per continuare la missione che il Signore gli aveva affidato. Prima, sicuro di sé dichiarò senza esitazioni di dare la vita per il maestro, poi invece, dopo il suo fallimento nel triplice rinnegamento, sul mare di Tiberiade, dichiarò con dolore e semplicemente per tre volte, di amare il Signore che aveva rinnegato (Gv 21). Questa fu la sua ‘seconda vera conversione’.  

Per questo i cristiani sono discepoli che possono perdere contatto con la propria interiorità, con la propria anima. Sono tutti quelli che mentre vivono e guardano il bene da fare, mai, neppure per un momento, distolgono lo sguardo da se stessi. 

Infine, finalmente, inizia il vero cammino di comunione con Dio, l’abbraccio infinito del Signore. L’unione con il Signore, si può realizzare, senza ostacoli insormontabili. Un unione che anch’essa è un cammino lungo e gioioso, che nei santi arriva a vette vertiginose. 

Il mio augurio in questa santa Pasqua è per voi questo: che il Signore risvegli in voi la nostalgia di quell’abbraccio, il gusto della comunione con il cielo, la dolcezza della sua amicizia anche quando gli amici della terra svaniscono. Per divenire forti, per non voltarci indietro, per fare la verità ogni giorno, per essere noi veri amici e non dei Giuda, per gustare la gioia di appartenere ad una comunità che non è santa e tuttavia, per la grazia di Cristo, custodisce nel suo grembo una sorgente sempre viva della grazia che ci salva.

Shalom! Pace!