Sulla scelta degli invitati a pranzo| Plutarco, Sacerdote e filosofo (46 – 127 d.C.)

“Ma» continuò «Nilosseno, questo nostro forestiero, ci ha fuorviati in discorsi non appropriati ed abbiamo trascurato, nel corso della nostra conversazione, di ricercare e mettere in luce ciò che si addica a quanti si accingano a prendere parte ad un banchetto. Non sei infatti anche tu del parere che, come ci sono preparativi a cura dell’ospite, così ce ne sono altri di cui si debbono fare carico gli invitati?

A Sibari, a quanto pare, si estendono gli inviti alle donne un anno prima della data fissata, per dare loro tutto il tempo di procurarsi vesti e gioielli adatti al banchetto. Ebbene, per quanto mi riguarda, sono dell’opinione che la vera preparazione di colui che voglia prendere parte come si deve ad un convivio, richieda molto più tempo ancora: è infatti molto più difficile trovare l’ornamento adatto all’anima di quello, peraltro superfluo ed inutile, del corpo.

L’uomo avveduto, infatti, non si presenta a banchetto come un vaso vuoto, ma viene con il proposito di fare ed ascoltare discorsi serî о divertenti, per intrattenersi su argomenti che di volta in volta l’occasione suggerisce ai convitati, se questi intendono trascorrere il tempo godendo della reciproca compagnia. Se un piatto non è buono lo si può rifiutare; se un vino è di cattiva qualità, si può sempre ripiegare sull’acqua; ma un convitato pesante e triviale, che vi dà il mal di testa, annulla e guasta il piacere di qualsiasi vino, di qualsiasi cibo, la grazia di qualunque musico, né ci si può in questo caso avvalere di quell’espediente che consiste nel vomitare ciò che provoca tanto disgusto. A volte, anzi, perdura anche tutta la vita, come perdura in bocca un cattivo sapore, un’antipatia reciproca sorta a banchetto a causa di offese che, per un moto d’ira, sono state scambiate tra i fumi dell’ubriachezza.

Perciò fece benissimo Chilone, quando ieri è stato invitato, a non accettare prima di essersi informato sull’identità di ciascuno dei convitati sostenendo che quando bisogna navigare “о prendere parte ad una spedizione militare si è costretti a sopportare un compagno di traversata о di tenda sciocco, ma l’andare a mescolarsi coi primi venuti in un banchetto, questo non è da persona assennata. Gli Egiziani usano portare e mostrare nei simposî uno scheletrino per ricordare ai convitati che nel volgere di un breve lasso di tempo diverranno uguali ad esso: questa è certamente una presenza spiacevole ed importuna nel corso di una bevuta, ma ha pur sempre una qualche utilità se riesce ad influenzare gli astanti in modo che non abbiano a cuore le bevande ed il piacere fine a se stesso, ma piuttosto l’amicizia e l’affezione reciproche; li esorta anche a non rendere lunga la vita, che in fin dei conti è breve, con una condotta deplorevole”.(Plutarco, Il simposio dei sette sapienti, 147Ass)