La prima opera di Dio è la luce.
Il Duomo di Monreale, con in suoi 6.400 metri di mosaici dorati, è un ricordo vivo di questa prima grande opera del Creatore. La nostra esistenza infatti è posta, fin dall’inizio dentro la luce, una luce fisica certamente, ma anche una luce spirituale, luce che non si vede con gli occhi, ma con il cuore. Senza di essa siamo spenti, non abbiamo direzione di vita, una strada. Il mondo ci ha vinto.
Ora la prima pagina della bibbia dice chiaramente che nel silenzio abissale in cui lo Spirito di Dio aleggia e sovrasta ogni cosa, Dio da inizio a tutto il visibile pronunciando la sua prima parola creatrice: “E Dio disse “sia la luce”. E la luce fu.
Alla fine le parole creatrici saranno dieci. Come nei dieci comandamenti dati a Mosè per creare un popolo da una massa informe, anche all’inizio, troviamo dieci parole che comunicano esistenza all’intero mondo visibile. Non solo. Anche la relazione dell’uomo con il mondo e soprattutto con Dio viene spiegata così. Il mondo dipende da Dio e l’uomo è creato a sua immagine.
Ad ogni modo, ogni parola di Dio, corrisponde in Genesi ad una particolare opera con un preciso significato. Il creatore – a differenza nostra – non dice parole inutili, ma ha sempre parole che producono un effetto. Dopo la luce, in sequenza, troviamo la parola che crea il cielo, le acque, la terra e i suoi semi, il sole e la luna, gli animali, le piante, l’uomo.
L’ultimo comando creativo di Dio, l’ultimo di quei: ‘Dio disse’, corrisponde in verità, ad un dono, che è poi un impegno per l’uomo. Dio affida l’intero mondo visibile alla cura dell’uomo e della donna: “Ecco io vi do …” (Gn 1,29).
La parola pronunciata da Dio, sarebbe perciò il fondamento dell’intero creato visibile, la sua ragione nascosta. Noi e il creato ci scopriamo fatti di parola di Dio, ci scopriamo significativi a causa di quella parola pronunciata dall’Altissimo.
Un ultima cosa, il testo originale ebraico di Genesi, non dice solamente che le cose create da Dio sono buone (cf. ‘vide che era cosa buona’ ), ma usando la parola ‘ tov ‘, (cf: vide che era cosa tov) che significa insieme bello e buono, dichiara così che le cose create da Dio sono belle oltre che buone. Insomma Dio appare come il creatore della bellezza; per essere più precisi: Dio è il Creatore di una bellezza buona, una bellezza non superficiale o apparente. Lui crea la bellezza profonda, che dall’interno procede nel visibile. Crea la sostanza della bellezza, la nutriente linfa della nostra gioia.
Riassumendo: dalla parola creatrice di Dio nascono due cose fondamentali: la bellezza del mondo e il compito della sua cura (” Ecco io vi do…”).
Dio fa entrambe le cose: Lui è il creatore, ma anche, come spesso sottolineano bizantini e ortodossi, Dio è anche il Pantokrátor, cioè il Pantocratore. Alla lettera: Dio è il reggitore del mondo, il governatore e il curatore del creato, quello che maestosamente si trova impresso nell’abside del Duomo di Monreale.
Spesso noi occidentali abbiamo sottolineato la creatività di Dio, ma abbiamo dimenticato che il Signore è anche colui che cura la sua creazione dopo averla creata. l’ecologia cristiana e la salvezza dell’uomo nascono proprio da questa considerazione. Egli è il Dio che il si prende cura di ogni alito di vita. Il libro della Sapienza lo ricorda:
“Poiché tu ami tutte le cose esistenti
e nulla disprezzi di quanto hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata” (Sap 11,24).
Chiunque ama sa bene che l’amore non è far nascere e abbandonare, ma al contrario è un continuo prendersi cura di ciò a cui si è dato vita. Dio ama prendendosi cura di ciò che la sua parola ha fatto esistere.
L’abside di Monreale – ma non solo Monreale – richiama a noi questa grande verità cristiana. Il Cristo Pantrokratore, che allarga come un Padre le braccia per 12 metri e si presenta come un lembo di cielo che si affaccia sulla terra, proprio sull’altare del Duomo, tutto splendente di oro e bellezza, continua a ripeterci la parola ‘cura’ in un misto di accoglienza, mantenimento in esistenza e direzione veritativa.
L’apice del potere di Dio è proprio cura e misericordia, poichè Dio arriva dove l’uomo non può arrivare e neppure la sua tecnica.
A Monreale ho riscoperto il Cristo Pantokratore dagli occhi penetranti, immerso nella luce, come un vero programma di vita cristiana, dove creatività, bellezza, bontà e cura, diventano sostanza dell’amore di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso l’opera di Dio.
Per tale motivo, credo che i veri maestri (non i parolai) sono quelli che con la loro parola di luce curano le ferite dell’ignoranza e creano luce nell’umana pochezza interiore. Ma questa è un altra storia.



