Il mondo è il luogo | Edith Stein – Filosofa e Carmelitana (1891 –1942)

“Immediatamente prima della mia conversione e poi ancora per un certo periodo, ho pensato che la vita religiosa significasse rinunciare ad ogni cosa terrena e vivere pensando solo al divino. 

A poco a poco ho imparato a capire che ci viene richiesto altro in questo mondo e che anche nella vita più contemplativa il legame con il mondo non può essere reciso; credo anzi che quanto più si è sprofondati in Dio, tanto più si debba «uscire da sé», entrare nel mondo, per portarvi la vita divina. 

L’essenziale è solo che ogni giorno si trovi anzitutto un angolo tranquillo in cui poter avere un contatto con Dio, come se non ci fosse nient’altro al mondo — le ore del mattino, prima che cominci il lavoro, mi sembrano il momento migliore. Inoltre si deve accogliere la propria missione, giorno per giorno, attraverso il contatto con Dio, non sceglierla; 

infine bisogna considerarsi davvero uno strumento e soprattutto ritenere le forze con cui si lavora (nel nostro caso l’intelletto) qualcosa che usiamo non noi, ma Dio in noi. Ci sono situazioni in cui ci si capisce meglio senza parlare. 

[…]   Naturalmente, la religione non è qualcosa da confinare in un angolo tranquillo o in alcune ore di festa, ma deve essere, come del resto Lei stessa sente, radice e fondamento di tutta la vita, e non solo per pochi eletti, ma per ogni vero cristiano. 

La mia vita comincia da capo ogni mattina e termina ogni sera, non ho progetti né mire di più lunga durata; la previsione, naturalmente, può far parte del lavoro quotidiano — un’attività scolastica ad esempio è impossibile senza un piano — ma non deve mai essere una «preoccupazione» per il giorno dopo”

(Edit Stein, La mistica della croce. Scritti sul senso della vita, I)