“Non siamo nati per leggere. È passato solo qualche migliaio di anni dall’invenzione della lettura. L’invenzione ha portato con sé una parziale riorganizzazione del nostro cervello, che, a sua volta, ha allargato i confini del nostro modo di pensare mutando l’evoluzione intellettuale della nostra specie.
La lettura è una delle invenzioni più straordinarie della storia; la possibilità di documentare i fatti storici è una delle sue conseguenze.
Ma questa invenzione dei nostri antenati è stata possibile solo grazie alla straordinaria capacità del cervello umano di stabilire nuovi collegamenti tra le sue strutture preesistenti; un procedimento reso possibile dalla sua capacità di essere modellato dall’esperienza. Questa plasticità che sta al cuore della struttura del cervello è la base di gran parte di ciò che siamo e di ciò che possiamo diventare”
in questo senso:
“Il nostro cervello è un ottimo esempio di architettura aperta. Grazie a questo tipo di progetto, noi veniamo al mondo programmati per modificare ciò che abbiamo ricevuto dalla natura, e per potere andare oltre. A quanto pare, siamo geneticamente predisposti allo sviluppo. Il cervello che legge è quindi un aspetto di una dinamica bidirezionale assai efficace.
La lettura può essere appresa solo grazie all’innata plasticità del nostro cervello; ma appena una persona impara a leggere, il suo cervello cambia per sempre, sia fisiologicamente che intellettualmente.”
(Maryanne Wolf, Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge, Milano 2022)
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