Generare non creare | Pensieri

Generare è una delle più belle parole che si possono conoscere, perché descrivere una strada che apre un futuro nel mondo, un futuro nell’altro, non in noi.  

Generare è parola profondamente cristiana,  non perché è una delle prime che impariamo fin da piccoli in Chiesa, anche se non ne capiamo bene il significato – a messa si arrivava ad un punto in cui tutti ad alta voce dicono: “generato non creato” – ma perché significa dare vita, comunicare e aprire nuove direzioni di esistenza, attraverso parole e gesti concreti. Generare è quel continuo dare vita all’altro   preparando lentamente un futuro promettente.

Generare significa che qualcuno si è preso cura dell’altro, con un dare puro, gratuito, e lo ha fatto senza pretendere qualcosa in cambio. Se infatti si pretendesse qualcosa, un ritorno di beni o di gloria personale, allora bisognerebbe usare un altra parola, per esempio interesse o ricambio. Genitori e figli, prete e fedele, maestro discepolo, professore e studente, amicizie, risplendono di una bellezza cristallina laddove i legami generativi sono liberi da possesso, manipolazione, costrizioni e sudditanza imposta. 

E così, ogni atto generativo, implica una costruzione di persone libere, capaci di dire no. Il mondo di oggi, lo vediamo spesso, non li cerca, perché l’utilità personale, di parte a volte unilaterale, prevale sulla benevolenza, sul volere il bene per l’altro.

Ma, forse c’è un punto che  qualifica profondamente ogni legame generativo. Si tratta infatti di coltivare un atteggiamento interiore cha va controcorrente. Si tratta di non desiderare mai che l’altro sia identico a noi stessi, uguale alla nostra idea. Noi generiamo quando vogliamo la verità dell’altro, la verità per l’altro. Quando davanti a noi ci sono persone che possiedono una personalissima visione del mondo che sia vera e autentica. Noi generiamo dove appare in tutta la sua potenza di luce e forza l’originalità dell’altro. 

Un rapporto generativo è allora un rapporto tra diseguali, non nella dignità ma nel modo di esistere.

Siano benedetti tutti quei padri, maestri, madri, quegli educatori capaci di generare figli non identici a se stessi. Siano benedetti quei contadini della che curano l’immenso campo della vita dove fiori ed erba, ogni singolo elemento è differente e bello nella sua forma concreta.  

Generare significa perciò liberare talenti, carismi, doni che non vengono da noi, ma ognuno lo riceve dallo Spirito di Dio. Tuttavia, guai a coloro che cercano di fare dei cloni di se stessi. Mille e mille volte sono colpevoli di aver spenti dal loro modo di rapportarsi all’altro, dal loro vento di scoraggiamento e dalla prigione della non considerazione del bene altrui.

Così, alla fine, generare è dare nuovo inizio al mondo. Come una creazione nuova.