Il legame tra ‘verità’ e ‘libertà’ è essenziale per la vita cristiana. Lo stesso cristianesimo è incomprensibile se non è Via, Verità e Vita.
Qualche tempo fa mi ero soffermato sul cristianesimo come ‘Via’. I cristiani infatti, all’inizio, venivano descritti così: ‘quelli della Via’. L’insegnamento di Gesù era la loro via. In tal modo venivano riconosciuti per la loro differente vita e solo dopo, a chi lo chiedesse, rendevano ragione di quel particolare stile di vita.
Ora in un tempo come il nostro, iperconnesso e post umano, una cosa che anche tra i cristiani spesso si sente dire è: “noi non abbiamo la verità, dunque cerchiamola assieme”. Vorrei qui spiegare perché non sono d’accordo.
Io credo che questa affermazione sia profondamente ambigua, perché confonde la verità che si riceve dalla relazione con Gesù (in ebraico verità si dice Emet) e quella che si ricava dentro il nostro mondo (che in greco si dice Aletheia). Si confonde il senso senza cogliere la relazione che sussiste tra questi due atteggiamenti.
Ma procediamo con ordine. Vi prego però di avere un po’ di pazienza nella lettura.
Una di quelle frasi di Gesù che rimangono più impresse nell’immaginario cristiano è esattamente questa: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi ( Gv 8,32). Gesù la pronunciò per la prima volta rivolgendosi a quei giudei che avevano iniziato a credere in lui: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gesù dunque dichiara che possiamo conoscere ‘la verità’: “conoscerete la verità”.
Ma dicendo questo, rivela qualcosa di nuovo, un nuovo modo di pensare. La verità ora (l’Emet) viene dalla relazione con Gesù da cui deriva una via di esistenza, una vita.
Perciò, con Gesù la Verità non è quella che si scopre da soli davanti al mondo, lì siamo in un altro campo di indagine. Quello che conta per i cristiani è la relazione con Lui. La verità appare ora come una conoscenza che da luce interiore e un fuoco che genera uno stile di vita singolare, sempre nuovo, gioioso, indefettibile. Quando ci prendiamo cura e custodiamo la relazione con Lui il nostro sguardo cambia e con esso pensieri e azioni. Dovremmo perciò imparare a imitare Maria, sorella di Lazzaro e Marta, la quale rimanendo ferma davanti a Gesù, attenta solo a Lui, distaccata, tanto quanto basta, dalla routine quotidiana, lo ascolta, lo guarda, lo ama. Dopodiché ogni sua azione, ogni sua intenzione, ogni suo sguardo fu trasformato da quel gesto. Stare con Gesù ci cambia, questa è la nostra verità.
Certo non si può rimanere sempre così, ma si può essere interiormente sempre così: fermi davanti a Lui, fissati sul suo Volto Santo.
I cristiani ‘hanno’ in questo modo la verità, la conoscono, o per meglio dire, ‘la ricevono come un dono’ perché si prendono cura della sua fonte. Scoprendo nella fede la sua presenza nell’ascolto della sua parola nella predicazione della Chiesa e nelle sacre Scritture, nella preghiera, nell’amicizia, nei sacramenti, nei poveri e negli ammalati, diventano veri, umani e al tempo stesso aperti al divino. Dicendo “quello che fate a loro l’avete fatto a me” ci aveva indicato dove scoprire oggi e sempre la sua presenza nel mondo. Noi, infatti ordinariamente, non incontriamo Gesù, se non in modo mediato.
E la verità che proviene dalla relazione con il mondo? Che fine fa questa aletheia? Siamo così sciocchi e misoneisti da dire che non ci serve null’altro che la ‘emet’? Evidentemente no.
Diciamo che la verità (ora parliamo di aletheia e non di emet) che proviene dalla relazione con il mondo, inaugura un altro scenario con una serie di atteggiamenti e strumenti conoscitivi differenti. Le filosofie, le scienze e persino le Intelligenze artificiali le utilizzano a piene mani, ma queste verità non toccano la nostra anima, non la spingono a conversione e alla pratica dell’amore incondizionato. Esse non hanno nulla a che fare con una situazione interiore all’uomo, col suo travaglio spirituale. Se un giorno si scoprisse la verità di una malattia, cioè la causa e la cura di un particolare tumore o malattia rara, ciò sarebbe un passo enorme dal puto di vista del funzionamento di un corpo, ma non per questo diventeremo persone migliori. Io sarei più sano ma non migliore.
In fondo oggi si parla si di libertà, ma di quella che viene dall’alheteia. Ci parla perciò di una liberazione dall’ignoranza che uccide i corpi, dai pregiudizi che impediscono le relazioni e da tutte una serie di mancanze utili all’esistenza nella carne. Anche di queste verità ne abbiamo bisogno. Siamo pur sempre corpo e soffio vitale. Non siamo solo anime nel mondo, ma anime incarnate nel mondo. Abbiamo perciò bisogno di medici, avvocati, giudici, idraulici, falegnami, architetti e geometri…. insomma tutte quelle arti che ci aiutano a vivere con più serenità e pace in questo mondo, ma per l’altro mondo, il mondo della vita dell’anima in senso cristiano, abbiamo bisogno della cura della relazione con Gesù, lui il Liberatore.
Ecco allora il nocciolo della questione: La libertà che viene da Gesù è anzitutto quella interiore. Libertà dal peso del male, dalle opere della morte. Una verità che guarisce ed insegna ad amare. Noi potremmo scoprire e usare tutte le leggi del cosmo e della natura umana ma senza spostare di un millimetro il buio delle nostre anime.
E le fasi sono queste: primo conoscere Gesù che parla le parole di Dio, semplicemente, senza aggiungere o togliere, sine glossa direbbe Francesco d’Assisi. Poi, secondo passo, decidere di vivere nella luce di quella relazione, e solo in questo modo lentamente ma inesorabilmente si riceverebbe il dono, il frutto di quella conoscenza vissuta di Cristo che genera libertà: l’essere liberati dentro.
Agostino aveva visto giusto quando parlando di questa ‘conoscenza di relazione’ scrive nelle Confessioni: “Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: nell’interno dell’uomo abita la verità”.
Oggi, si sente dire spesso che noi cristiani non abbiamo la Verità in tasca, che non la possediamo, ma fecondo così si confonde la verità che sorge dall’incontro con Gesù da quella che sorge dall’incontro con il mondo.
Noi al contrario, abbiamo bisogno di ‘emet’ e ‘aletheia’. Anzi perché il mondo sia più umano, di una emet come introduzione all’aletheia… ma questa è un altra storia.
Così possiamo dire che i cristiani conoscono la verità, perché riconosco Gesù e coltivano la relazione con Lui. In fondo perché il mondo cambi e viva abbiamo sempre bisogno di Lui.
Oggi mi è dolce andare con la mente alla giovane e delusa Edith. Quella notte, la Stein a casa dei suoi amici e filosofi Hedwig e Max Conrad-Martius a Bergzabern, lesse tutto di un fiato l’intera autobiografia di Teresa d’Avila, bevendo ogni rigo di quello straordinario libro, riuscendo ad alla fine ad esclamare: “questa è la verità!”. Edith quella notte, la filosofa ebrea discepola di Husserl, divenne nel suo cuore cristiana, e non cambiò mai più opinione.
Io, molto modestamente, resto dalla parte di Edith.
(ps. l’articolo è solo un semplice riflessione ad alta voce, senza pretesa di esaustività)



