“Nell’attraversare un fiume Cura notò del fango argilloso, lo prese avendo in mente qualcosa e cominciò a plasmare l’uomo.
Mentre rifletteva fra sé su quanto aveva fatto, sopraggiunse Giove; Cura gli chiede di dargli vita e da Giove l’ottenne facilmente.
Ma se Cura voleva imporgli il proprio nome, Giove glielo vietò e affermò che bisognava dargli il suo nome. Mentre Cura e Giove discutevano sul nome, intervenne anche la Terra e affermava che era il suo nome che doveva essergli imposto, perché era stata lei a dargli il corpo.
Presero allora Saturno come giudice, e Saturno secondo loro giudicò in modo equo: «Tu, Giove, siccome gli hai dato vita … riceverai il corpo; siccome è Cura ad averlo plasmato per prima, Cura lo possegga finché vivrà; ma siccome è nata una controversia sul suo nome, si chiamerà uomo perché si sa che è fatto di terra (humus)».”.
(Igino, Miti del mondo classico, Ariccia 2017, 207)
Fabula di Cura (M. Heidegger)
«Mentre la Cura stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso, lo prese pensosa e cominciò a modellare un uomo. Mentre meditava tra sé su ciò che aveva fatto, sopraggiunse Giove; la Cura lo pregò di infondere lo spirito nell’uomo, cosa che Giove le concesse volentieri. Ma quando la Cura volle imporre il proprio nome a ciò che aveva modellato, Giove glielo proibì e volle che gli fosse dato il suo. Mentre la Cura e Giove disputavano sul nome, si fece avanti anche la Terra, e sosteneva che a essa spettava di imporre il proprio nome all’uomo, poiché gli aveva fornito la materia. I contendenti scelsero come giudice Saturno; e Saturno pronunciò questa decisione che parve giusta: “Tu, Giove, che hai dato lo spirito, riceverai lo spirito alla sua morte; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima plasmò la creatura, finché essa vive la Cura la possieda. E poiché ormai vi è disputa sul nome, si chiami giustamente uomo (homo), poiché è fatto di terra (humus)”»
(M. Heidegger, Essere e tempo, § 42 (La conferma dell’interpretazione ontologica dell’Esserci come Cura sulla base dell’auto-interpretazione precritica dell’Esserci), tr. it. di P. Chiodi, Longanesi, Milano 1976, 241-242).



