Dell’amicizia Pura | Simone Weil (Parigi 1909 – Ashford 1943)

“È una colpa desiderare di essere capiti prima di aver chiarito se stessi ai propri occhi – significa cercare dei piaceri nell’amicizia, e non meritati – è qualcosa di più corruttore anche dell’amore. Venderesti la tua anima per l’amicizia… 

Impara a respingere l’amicizia, o piuttosto il sogno dell’amicizia. Desiderare l’amicizia è una colpa grave. L’amicizia deve essere una gioia gratuita, come quelle che dona l’arte, o la vita (come le gioie estetiche). Occorre rifiutarla per essere degni di riceverla: essa appartiene all’ordine della grazia […]. È fra le cose che sono «date in sovrappiù».

Ogni sogno di amicizia merita di essere infranto. [Non è per caso che tu non sei mai stata amata…]. Desiderare di sfuggire alla solitudine è una debolezza. L’amicizia non deve guarire le pene della solitudine, ma duplicarne le gioie. L’amicizia non si cerca, non si sogna, non si desidera; si esercita (è una virtù).

    O piuttosto (poiché non bisogna sfrondare in se stessi con troppo rigore) tutto ciò che, nell’amicizia, non si trasforma in scambi effettivi deve trasformarsi in pensieri riflessi. È del tutto inutile rinunciare alla virtù ispiratrice dell’amicizia. Ciò che deve essere severamente interdetto è fantasticare sui piaceri del sentimento. È una corruzione.

[…] L’amicizia non ammette di essere disgiunta dalla realtà, non più che il bello. Essa costituisce un miracolo, come il bello.

E il miracolo consiste semplicemente nel fatto che essa esiste.

(Simon Weil, lettera, del luglio 1940, inviata a Huguette Baur, sua alunna, durante una sosta a Vichy).