Leggere e scrivere | Louis Lavelle (1883 – 1951)

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“La scrittura cerca di conservare la presenza dell’ispirazione e la lettura di supplire alla sua assenza. La scrittura è un movimento che va dall’interno all’esterno: al contrario la lettura. Lo scrittore cerca segni per il pensiero, il lettore trae il pensiero dai segni: il primo crea un mondo, il secondo lo decifra.Il ruolo della scrittura è fissare tutti gli incontri con il puro spirito, mentre il ruolo della lettura è imprimerli in noi mediante un altro. 

Dunque la scrittura implica un contatto immediato e primo dell’anima con il reale: basta che ci consenta di ritrovarlo, ma l’anima gli resta sempre distante. Il lettore ha con il reale il contatto indiretto che l’autore gli ha suggerito: con lui misura le proprie forze e può anche superarlo.Nessuno scrive se non per trovare se stesso; nessuno mai scrive solo per chi lo legga, sebbene il suo amor proprio possa provare vanità per l’esistenza che può acquisire per un altro. 

Tuttavia sa bene che il lettore non deve guardare a lui ma solo alla sua opera, che si è subito distaccata da lui che l’ha dimenticata o non vi si riconosce più. In ogni libro che leggo è sempre me stesso che cerco, il risveglio delle mie qualità, così come cerco di porle in atto nel libro che scrivo. Ma c’è una pigrizia della lettura che spesso non è che compiacenza con il gioco delle nostre qualità inespresse: la scrittura le attua invece in modo più diretto e forte.La lettura è una rivelazione di cui la materia è già data; perciò ci sfugge se ce la prendiamo con l’autore, mentre spesso dovremmo prendercela con noi stessi”.


(Louis Lavelle, La parola e la scrittura, Marislio, Venezia 2004, 119)