Segnalazione Eventi: Abbazia di Corazzo | presentazione libro ‘il silenzio’ (Castagna di Carlopoli – CZ) 7 agosto h.17,30

Qualche tempo fa avevo rilasciato questa intervista che ripropongo qui:

 

Cos’è il silenzio?

È un aspetto fondamentale della nostra vita. Non riducibile ad altro, nel senso che non lo si può barattare con qualcos’altro che lo sostituisca adeguatamente. Come l’amore, la gioia, la parola o c’è o manca. Per me è fondamentale il suo significato di attesa. Il silenzio è attesa della Parola in me e per me. 

É utile il silenzio?

Si, moltissimo. Specialmente oggi. Il silenzio ci riporta a casa, permette raccogliere i pezzi sparsi e spesso smarriti della nostra esistenza. Per dirla con semplicità, il silenzio raccoglie in noi ciò che c’è di buono o di cattivo, ciò che abbiamo lasciato indietro e ciò che abbiamo rifiutato. Tuttavia per far questo lo si deve praticare e bisogna ascoltarlo. Tacere, meditare, non-fare, separarsi dai suoni,  sono forme di quest’ascolto. Così quando dentro il silenzio, ci volgiamo alla parola udita a quella vista (parola scritta) alla realtà vissuta, e persino al Padre dei cieli, allora ne riconosciamo i sui frutti. I saggi sono sempre uomini silenziosi.  

Dove abita il silenzio?

In natura non esiste un silenzio assoluto. C’è sempre un sottofondo sonoro che accompagna la nostra esistenza. Anche quando siamo in montagna, in riva al mare da soli, al mattino fuori città, c’è sempre un ‘suono’ che ci avvolge. Ma quando ci rivolgiamo a noi stessi separandoci per qualche tempo dal chiasso giornaliero, possiamo pian piano superare l’eco dei nostri rumori interiori, buono o cattivi che siano, ed entrare in uno spazio aperto in cui appaiono con chiarezza la forza e il contenuto di ciò che sperimentiamo nei gesti e nelle parole che abbiamo sperimentato. Inoltre, per chi come me è credente, il silenzio diventa casa della parola di Dio. Si, perché qui, il silenzio – l’inutile e sacro silenzio – consente all’esistenza di chiarificarsi, e al Verbo di Dio di risuonare in noi, ti toccarci l’anima. Qui, il silenzio diventa luce. Un luce tanto forte quanto è autentico l’ascolto della verità del mondo, degli altri, di noi e di Dio.

Mi pare esistano tipologia diverse di silenzio?

Se il silenzio è un atto di relazione, un spazio aperto che accoglie le parole e i gesti nostri e altrui, allora si comprende bene che c’è silenzio e silenzio. Chiusura, accettazione, apertura, rifiuto, accoglienza. L’ambiguità del silenzio si dissipa se sappiamo unirci alla direzione del suo sguardo. Tuttavia credo che la divaricazione tra silenzio e parola sia uno dei mali più evidenti del nostro tempo. Tutto sembra scorrere nell’efficienza e nel potenziamento di produttività senza limiti.  L’idea stessa di limite non è più un limite. Anche il mondo della parola sembra seguire questa via. Le parole trovano in altre parole il loro punto di partenza e la loro concatenazione. Ogni nostra parola sembra non approdare mai ad un punto fermo. Solo quando l’esperienza ci chiude la bocca e blocca la mente in una aporia infinita allora arriviamo ad un silenzio che ci paralizza. 

Ci sono infatti silenzi che ci costringono all’angolo. Silenzi che non incontrano mai parole parlanti, che spiegano ciò che ci è accaduto, e perciò ci espongono al male oscuro di depressione e ansia. Ci sono anche parole che non abitano più da molto tempo il silenzio, non risuonano più nella sua casa, e così si trasformano in chiacchiere. Soprattutto nello spazio pervasivo e persuasivo di internet, nell’oblio del silenzio vive Babele, e il potere della parola si muta in una parola di potere, dal dialogo passiamo al diktat. 

É necessario perciò ricomporre l’alleanza tra silenzio e parola, non solo, ma che quella tra silenzio e gesti, tra silenzio ed immagine. Come ogni musica ha necessità di muoversi e proporsi in mezzo e dentro quelle pause che lo spartito comanda di eseguire così anche la nostra vita. Infondo noi ci nutriamo di silenzio e parola, non solo di silenzio e non solo di parola, ma di entrambi. Sempre. 

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