Nel silenzio del Sabato Santo | Pensieri

Tra le laceranti urla del Venerdì santo e la gioiosa pace della Domenica di Resurrezione ci sta il silenzio del Sabato santo.

Non eravamo più abituati ad incontrarlo con tale potenza. Nelle strade, nelle nostre case, lungo i necessari spostamenti. Forse non avevamo più la percezione che modernità significasse anche l’avvento del rumore, di quel fastidioso fenomeno acustico connesso al funzionamento di cose ed apparati, compagno necessario di ogni nostra giornata. Non avevamo più esperienza tra casa, lavoro, svago, di quel silenzio che, come un mantello ci ricopre e ci protegge, educandoci a ricercare il bene, il buono, il vero, il bello.

Credo che di questo silenzio oggi abbiamo esperienza. Una esperienza certamente forzata e tuttavia utilissima. 

Ma si badi, facciamo esperienza di un silenzio polifonico. Quello esteriore che avvolge il giorno e la notte, circondando ospedali e palazzine; quello interiore, che ci riconsegna una rinnovata chance  di dialogo con noi stessi e con gli altri; quello superficiale che ci dispone ad azioni ordinate e curate e quello profondo che tagliando i contorni alle cose e disegnando i limiti alle esperienze, ci nutre.  

Ma c’è un atro silenzio da cercare. Quello del Sabato santo.

Il silenzio del Sabato santo è quello che spinge a ricercare una parola che illumina, salva, interpreti, dia senso.  É un silenzio che non vuole lasciarci isolati gli uni dagli altri e soprattutto da Dio.  Questo è il Sabato che nel silenzio chiede a noi di attendere l’altra Parola. Dì o Signore una sola parola e noi saremo salvi.

Ecco perché oggi il silenzio si fa attesa. 

Oggi la sua voce – quella del silenzio intendo – vuole coprire ogni altra voce, ogni altro rumore e chiacchiera, perché è voce che attende l’inaudito, l’inatteso, ciò che non è mai stato prima. Oggi nella luce di questo Sabato – parlo da credente – in una storia che ci ha dolorosamente insegnato la differenza tra silenzio e mutismo, possiamo sperimentare la forza di cuori che non hanno smesso di cercare l’aiuto di Dio…, non hanno smesso perché non hanno smarrito la memoria della parola di verità e dei gesti divini di salvezza. Noi crediamo in un Dio di oggi e non di ieri, di un Dio che non ha smesso di essere Dio. 

In questo silenzio impastato di attesa e memoria, possiamo attraversare ogni nostro sabato santo aggrappandoci nel cuore e con il cuore ad ogni parola uscita dalla bocca del Maestro. Come hanno già fatto quelle donne del vangelo che non hanno mai mollato il loro Rabbì.

Accanto al Signore  sempre, in Galilea, a Gerusalemme, sul calvario, persino davanti alla sua tomba. Questo Sabato chiede a noi di essere come Maria, la Madre silente,  orante, credente. Portando nel cuore tutte, dico tutte, le parole del Figlio, ella restava lì, ferma in un silenzio ripieno di speranza e senza capire fino in fondo affidava ogni cosa a Colui che possiede le chiavi di ogni storia. 

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