Conoscersi nella Parola | Søren Aabye Kierkegaard (1813 – 1855)

Anzitutto si deve fino a un certo punto conoscere se stessi, perché altrimenti non possiamo neppure riconoscere noi stessi.

E possiamo riconoscerci solo in quanto già ci conosciamo.

Dunque è necessaria una specie di preparazione. Anche nel mondo materiale colui che per caso vede la propria immagine nello specchio, senza sapere che l’immagine che vede, viene dallo specchio e che è la sua immagine, costui non può riconoscersi.

Il paganesimo diceva: conosci te stesso. Il cristianesimo dice: no, questo non è che il preambolo.

Conosci te stesso, e poi guardati nello specchio della Parola per conoscerti veramente Non c’è alcuna della conoscenza di se stessi, senza la conoscenza di Dio.

Specchiarsi qui è stare davanti a Dio.

… Ma vedere se stesi è morire, morire a tutte le illusioni, a tutte le ipocrisie…

Si deve nutrire un odio implacabile a quel'”io”, all’uomo vecchio, che nello specchio si mostrava come a ciò a cui si deve morire.

 

 

(Søren Aabye Kierkegaard, Diario, IX. 1851-1852, Brescia 1982, 72)

 

 

 

 

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