Mostrarsi degni di una parola non nostra | S. Ilario di Poitiers (310 – 367)

“Se chi interpreta le parole di un re e riporta alle orecchie del popolo i precetti di lui si preoccupa con ogni attenzione di essere all’altezza della dignità del re…, in modo che tutto sia ascoltato con stima e venerazione, quanto più giusto che noi, trattando della parola di Dio per farla conoscere agli uomini, ci mostriamo degni di tale incarico.

Siamo infatti una sorte si strumento dello Spirito santo, per mezzo del quale devono risuonare le varietà delle voci e la diversità degli insegnamenti. dobbiamo fare attenzione e preoccuparci di non dire nulla di ignobile, temendo la norma fissata in questa sentenza: “Maledetto chiunque compie con negligenza le opere di Dio!” (Ger 48,10).

Al contrario è offerto il premio per la sollecitudine la diligenza a quanto con rispetto e timore accolgono in se stessi le sacre Scritture come parole di Dio e le introducono con debito onore nelle menti degli ascoltatori….

É necessario dunque da un lato che i predicatorio pensino di rivolgersi agli uomini come comunemente si fa, e dall’altro che gli ascoltatori sappiano che non sono presentate loro parole di uomini ma parole di Dio, decreti di Dio, leggi di Dio… Ogni cosa è da consegnare alla mente, ogni cosa è da affidare al cuore, perché non c’è nulla nelle parole di Dio che non sia destinato a realizzarsi; quanto è stato  detto ha ormai come una necessità di tradursi in atto, poiché le parole di Dio sono decreti”

(Ilario di Poitiers, Commento ai salmi, Città Nuova, Roma 2005, 177-179)

 

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