Vedere come Dio | Pensieri

La prima pagina della bibbia narra il singolare modus operandi del Creatore dell’Universo.

Dio crea e subito dopo ‘vede’ ciò che ha fatto, lo contempla quasi come se volesse constatare il frutto di bontà e bellezza della sua Parola creatrice. Per sette volte al termine della giornata creativa, il testo sacro osserva:  “E Dio vide che era cosa bella”, e quando al sesto giorno, l’uomo è creato, troviamo scritto: ” e Dio vide che era cosa molto bella”, infatti la parola usata da genesi per definire ciò che Dio crea,  ha una pregnanza molto ricca è può significare sia bellezza che bontà.

Ecco perché il Dio dei cristiani è il creatore della bellezza.

Ciò che bisogna notare nel testo biblico, è quel sorgere dal nulla di ogni cosa che non è mai dal sguardo divino, anzi, ogni volta che Dio crea, si rimanda ad una contemplazione dell’opera compiuta. Dio constata così la sua reale bellezza, non si distrae come facciamo noi, al contrario è un ammiratore del bene fatto. Ogni giorno crea e vede senza essere mai travolto dal suo stesso progetto creativo.

E noi?

Si lo sappiamo, l’espressione: ‘e Dio vide che era cosa bella’,  non fu certamente scritta solamente per lodare le perfezioni invisibili del creatore trinitario, ma anche per darci un metodo ed una strada da percorrere. A noi che siamo creati ad immagine e somiglianza sua, non resta che imitarlo e muoverci in quella direzione. Infatti, succede spesso, che non vediamo più ciò che facciamo allontanando il nostro sguardo dalle opere e così dalla nostra coscienza. Non esaminiamo più la direzione della nostra vita, travolti dal nostro stesso fare siamo preda dall’ebbrezza del dare forma alle cose.

Genesi però ci ammonisce. Ogni cosa, al termine del giorno, va rivista, soprattutto nel settimo giorno che è il giorno del riposo. Questo giorno Dio l’ha voluto per ridarci la vista.  In esso è possibile spezzare la routine di quel ‘fare umano’, quello che ci svuota internamente. Chi sa vedere ciò che fa, può recuperare la direzione di vita che è impressa nel proprio  fare. Chi invece smette di vedere e di vedersi perde la via della bellezza.

Noi non siamo dei pezzi inerti di questo mondo, siamo differenti da ogni altro essere che vi abita in esso. Molto più che un problema da risolvere o un meccanismo da manipolare il mondo è anche bontà che ci nutre dentro, bellezza  che rimanda al di la di noi.

Allora se volgiamo imitare Dio, e per questo essere creatori di bellezza, non basta ‘fare’, agire, creare, bisogna anche osservare, vedere, contemplare se le nostre opere sono fatte di vera bellezza, di vero bene.

Così proprio il nostro sguardo continuamente rivolto a Dio, a noi, al mondo, diventa il più potente correttivo del nostro operare. Chi non smette di contemplare non smette mai di operare bellezza intorno a sé e dentro di sé, rendendo gioioso il proprio pellegrinaggio terreno.

In principio Dio ‘ creò e vide’, noi stessi non possiamo fare altro che ‘fare e vedere’, qui riposa il segreto e la via della vera bellezza.

 

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