Perchè i numeri in Dio sono differenti | Giovanni Damasceno (676 -749 d. C.)

A riguardo alla divinità, come noi confessiamo una sola natura e diciamo tre Persone veramente esistenti, così diciamo che tutte le cose che riguardano la natura e la sostanza sono semplici, ma anche riconosciamo la differenza delle Persone in tre sole proprietà, e cioè l’essere non causato e Padre, l’essere causato e Figlio, e l’essere procedente.

Inoltre sappiamo che esse sono inseparabili, senza interruzione fra loro, e compenetrantisi l’una con l’altra senza confusione: e anche unite senza confusione (infatti sono tre, anche se sono unite), e distinte ma senza intervallo.

Infatti anche se ciascuna sussiste in se stessa, e cioè è un’ipostasi perfetta, e possiede la sua proprietà e cioè il diverso modo dell’essere, tuttavia esse sono unite per la sostanza e per le proprietà relative alla natura, e per il non essere distanti e non essere separate dall’ipostasi del Padre. E sono, e sono dette, un unico Dio.

Allo stesso modo, in riguardo all’economia divina e indicibile che supera ogni mente e considerazione, dell’Uno della santa Trinità Verbo di Dio e Signore nostro Gesù Cristo noi confessiamo sia due nature – la divina e l’umana – combinatesi fra loro e unite secondo l’ipostasi, sia l’unica sola ipostasi composta, costituita dalle due nature.

E diciamo che le due nature sono conservate integre anche dopo l’unione nell’unica ipostasi composta – e cioè nell’unico Cristo –, e che esistono realmente esse e le loro proprietà naturali: unite senza confusione, differenti ed enumerate ma senza divisione. E come le tre Persone della santa Trinità sono unite senza confusione e sono distinte senza divisione, e sono anche enumerate ma il numero non opera in esse una divisione o un distacco o un’estraneità o un taglio (infatti riconosciamo come unico Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo): così allo stesso modo anche le nature del Cristo, anche se sono unite, tuttavia sono unite senza confusione, e anche se si compenetrano fra loro tuttavia non ricevono un mutamento né una trasformazione dell’una nell’altra. Ciascuna natura infatti conserva immutata la sua proprietà naturale.

Perciò sono anche enumerate, ma il numero non introduce una divisione.

Infatti uno solo è il Cristo, perfetto in divinità e in umanità. E il numero non è produttore di divisione o di unità, ma è indicativo della quantità delle cose enumerate, sia che esse siano unite, sia divise  (unite, come diciamo che questo muro ha cinquanta pietre; divise, come diciamo che cinquanta pietre giacciono in questo campo; e unite, come diciamo che nel carbone vi sono due nature, e cioè del fuoco e del legno; divise, come diciamo che altra è la natura del fuoco, altra quella del legno):

giacché un altro criterio, e non il numero, le unisce e le divide.

E quindi, come – per non operare una confusione e una scomparsa delle Persone – benché siano unite fra loro non possiamo dire che le tre Persone della divinità sono una sola Persona: così non possiamo neanche dire unica natura le due nature del Cristo che sono unite secondo l’ipostasi, appunto per non operare una scomparsa, una confusione e una non-esistenza di esse.

(Giovanni Damasceno, La fede ortodossa, III, 12 )

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