Dove inizia il mio cammino | Martin Buber (1878 – 1965)

“Bisogna prendere necessariamente coscienza dell’interrogativo posto da Dio: “Dove sei?”, sia esso rivolto ad Adamo o a chiunque altro.

Ogni volta che Dio pone una domanda di questo genere non è perché l’uomo gli faccia conoscere qualcosa che lui ancora ignora: vuole invece provocare nell’uomo una reazione suscitabile per l’appunto solo attraverso una simile domanda, a condizione che questa colpisca al cuore dell’uomo e che l’uomo da essa si lasci colpire al cuore.

Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l’esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi così e persistendo in questo nascondimento “davanti al volto di Dio”, l’uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità.

Si crea in tal modo una nuova situazione che di giorno in giorno e di nascondimento in nascondimento, diventa sempre più problematica.

É una situazione caratterizzabile con estrema precisione: l’uomo non può sfuggire all’occhio di Dio, ma cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso. Anche dentro di sé conserva certo qualcosa che lo cerca, ma a questo qualcosa rende sempre più difficile il trovarlo. Ed è proprio in questa situazione che lo coglie la domanda di Dio: vuole turbare l’uomo, distruggere il suo congegno di nascondimento, fagli vedere dove lo ha condotto una strada sbagliata, far nascere in lui un ardente desiderio di venirne fuori.

Ma il ‘Dove sei?” la voce di Dio non giunge durante la tempesta che mette in pericolo la vita dell’uomo; è ‘la voce di un silenzio simile ad un soffio’ (1 Re 19,12), ed è facile soffocarla. Finché questo avviene, la vita dell’uomo non può diventare cammino. Per quanto ampio sua il successo il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finche egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere i trappola e confessa “Mi sono nascosto”.

Qui inizia il cammino dell’uomo.

Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell’uomo l’inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano”.

 

(M. Buber, Il cammino dell’uomo, secondo l’insegnamento chassidico, 1990, 21-23 )

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