I due “sensi” della Sacra Scrittura | Jared Wicks S.J. (1929 – )

“Non è solo legittimo, è indispensabile cercare di definire il significato dei testi come sono stati composti dai loro autori, significato che è chiamato ‘letterale’. Già Tommaso d’Aquino ne affermava l’importanza fondamentale (S.Th, I, q.1, a.10 ad 1)

Ma il senso letterale non è da confondere col senso ‘letteralistico’, sul quale si basano i fondamentalismi. Non è sufficiente tradurre il testo sacro, parola per parola, per ottenere il suo senso letterale. É necessario invece comprenderlo secondo le convinzioni letterarie del tempo, così quando un testo è metaforico, il suo seno letterale non è quello che risulta dal significato immediato delle parole. Per es.: “Abbiate la cintura ai fianchi” – Lc 12,35 – corrisponde all’uso metaforico dei termini “Abbiate un atteggiamento di disponibilità”.

Il senso letterale dunque è quello espresso direttamente dagli autori umani ispirati, ed essendo frutto dell’ispirazione, questo senso è voluto anche da Dio, autore principale di quella parole; ciò lo si discerne grazie a un’analisi precisa del testo, che si trova situato in un preciso contesto letterario e storico. Per tale motivo il compito principale dell’interpretazione (esegesi) è proprio quello di condurre a questa analisi, utilizzando tutte le possibilità delle ricerche letterarie e storiche, al fine di definire il senso letterale dei testi biblici con la maggiore esattezza possibile.

Tuttavia, a tal proposito, bisogna porre attenzione anche all’aspetto dinamico di molti testi biblici.

L’interpretazione biblica infatti, soprattutto, attraverso l’esegesi storico.critica ha avuto spesso la tendenza a limitare il senso dei testi, collegandolo esclusivamente a precise circostanze storiche. Essa però deve piuttosto cercare di precisare la direzione di pensiero espresso da testo, direzione che, invece di invitare l’interprete (esegeta) a limitare il senso, gli suggerisce al contrario di percepire i prolungamenti più o meno prevedibili che quel testo suggerisce.

Ma c’è ancora un altra dimensione da analizzare:

una corrente moderna di pensiero ha fortemente sottolineato la differenza di situazione che colpisce la parola umana quando viene messa per iscritto.

Un testo scritto possiede sempre la capacità di essere collocato in nuove circostanze, che lo illuminano in modi diversi, aggiungendo al suo significato nuove determinazioni. Questa capacità del testo scritto è effettiva specialmente nei testi biblici, riconosciuti come Parola di Dio. In effetti, ciò che ha spinto la comunità credente a conservarli è stata la convinzione che avrebbero continuato essere portatori di luce e di vita per le generazioni future. Perciò il senso letterale è, fin dall’inizio, aperto a nuovi sviluppi ulteriori, che si producono grazie a “riletture” in contesti nuovi.

Ma da ciò, non consegue che sia possibile attribuire a un testo biblico qualsiasi significato, interpretandolo in modo soggettivo.

Al contrario, è necessario respingere come in autentica ogni interpretazione che risulti eterogenea rispetto al senso espresso degli autori umani nel loro testo scritto. Ammettere di significati eterogenei equivarrebbe a togliere al messaggio biblico le sue radici, che sono la parola di Dio comunicata storicamente, ed aprire la porta a un soggettivismo incontrollabile.

[…] Ora l’evento della morte risurrezione di Gesù ha prodotto una nuova luce per il credente, ha fissato cioè un contesto storico radicalmente nuovo, che illumini in modo nuovo i testi antichi biblici e far subire loro cambiamento di significato. […] per questo motivo possiamo parlare anche di un “senso spirituale” della scrittura sacra.

Così come regola generale possiamo definire il senso spirituale della scrittura sacra, compreso secondo la fede cristiana, il senso espresso dai testi biblici quando vengono letti sotto l’influsso dello Spirito Santo nel contesto di quella luce che proviene dall’evento della morte e resurrezione di Gesù.

Il fatto della morte resurrezione di Gesù è un contesto che esiste veramente e perciò tutto il Nuovo Testamento riconosce in esso il compimento di quelle scritture antiche. Perciò è normale leggere le sacre Scritture alla luce di questo nuovo contesto che è quello della vita nello Spirito Santo.

Ci sono infine due considerazione da fare.

Contrariamente all’opinione corrente, non c’è necessariamente distinzione tre senso letterale e senso spirituale delle Scritture sacre. Quando un testo biblico si riferisce direttamente al mistero pasquale di Cristo o alla vita nuova che ne risulta, il suo senso letterale è un senso spirituale. Ed è il caso abituale del Nuovo Testamento. Ne consegue che l’esegesi cristiana parla il più delle volte di senso spirituale a proposito dell’Antico Testamento. Ma già nell’Antico Testamento i testi hanno in molti casi come senso letterale un senso religioso e spirituale. La fede cristiana vi riconoscere in essi un rapporto anticipato con la vita nuova portata da Cristo Gesù.

Ma quando c’è una distinzione, il senso spirituale non può mai essere privato dei rapporti con il senso letterale che ne rimane la sua base indispensabile. […]

Tuttavia il senso spirituale non è da confondere con le interpretazioni soggettive dettate dall’immaginazione o dalla speculazione intellettuale. Esso scaturisce invece dalla relazione del testo con certi dati reali che non gli sono estranei, nella luce che proviene dalla morte resurrezione di Gesù e la sua inesauribile fecondità, che costituiscono il vertice dell’intervento divino nella storia a vantaggio di tutta l’umanità.

Perciò la lettura spirituale, fatta da solo o comunitariamente, scopre un senso spirituale autentico solo se si mantiene in questa luce. Così sono tre i livelli di realtà che vengono messi in gioco: il testo biblico, il mistero pasquale, le circostanze presenti di vita nello Spirito.

Infine, bisogna ricordare che uno degli aspetti possibili del senso spirituale, è quello tipologico (figurativo). Ad esempio: Adamo è figura di Cristo, il diluvio figura del battesimo…”

 

(I. Wicks, La divina rivelazione e la sua trasmissione, PUG, 1996,187-189)

(ps. c’è qualche piccolo adattamento del testo citato per facilitare la lettura.)

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