The passion | Pensieri

Mel Gibson racconta nel film le ultime ore del Maestro cercando di ricostruire le atrocità commesse su di Lui.

Il falso giudizio, le umiliazioni, la carne lacerata, la dolorosissima flagellazione, il cammino sotto la croce,  le cadute, la tunica strappata, i tre chiodi, la nudità, la morte, il colpo di lancia…  l’indicibile dolore è narrato.

Ma accanto a quella passione, il cristiano riconosce un’altra passione che dona senso e significato alla prima, quella interiore. Una passione invisibile agli occhi della carne, ma che la bibbia descrive ed interpreta nella luce dello Spirito.

Li ci viene rivelata la singolarità di quel dolore certamente simile alla lunghissima serie di crocifissi e morti ammazzati, ma allo stesso tempo profondamente differente.

Dalla Parola scopriamo una guarigione che viene dalla sue piaghe  (cf. Is 56,5), piaghe di un Innocente senza macchia, Mite chiamato Agnello immacolato. Scopriamo il perché siamo guariti, perché Gesù ci guadagna, rimanendo nell’amore perfetto.

Il visibile in tutta la sua atrocità non ha mai spezzato, neppure per un solo istante, il legame con il Padresuo. Siamo Guariti perché Gesù non si difende con le stesse armi con cui viene offeso.

Restando fino alla fine unito al Padre, ci ha mostrato il perfetto dell’amore che vince l’odio sacrificandosi e non donando la morte, così è diventato la chiave che ha aperto la porta del cielo, e così per la sua obbedienza il mondo ha ripreso il suo cammino verso Dio.

Anche il suo silenzio ci salva, perché ora la Parola tace, non risponde più alle parole degli uomini.

Ora la Parola non ha più parole, è silenziosa perché attende la risposta del Padre. Tutto ha detto, tutto ha fatto, ora attende, sulla croce….

Si, tace e continua ad amare, a perdonare, a salvare, a pregare.

Ama fino alla fine, fino a quando il grande silenzio è rotto da un solo alto grido (cf. Mt 27,50)

Persino quel soldato romano comprende la singolarità di quell’uomo, si badi, lo comprende non davanti ad un miracolo, ma davanti al suo morire.

In quel morire scopre la radicale differenza di quel crocifisso da tutti gli altri crocifissi della storia: “davvero costui era figlio di Dio” (Mt 27,54).

Così finalmente tutto è compiuto, finalmente in Lui l’invisibile diventa casa del visibile e l’obbedienza, che nessuno vede e sa, porta della resurrezione.

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