Nella bottega del liutaio | Pensieri

Dicono che Stradivari non costruì mai uno strumento perfettamente identico all’altro. Anche i timbri sonori, che alla fine otteneva, erano sempre diversi. Poteva così dare un nome ad ogni strumento perché ogni strumento aveva un timbro suo.

Ma ogni strumento poteva produrre ‘il suo’ suono perché Stradivari non era un semplice tecnico ma un saggio. Ogni suo gesto tecnico acquistava luce proprio perché restava legato al suo sguardo sapiente.  La tecnica non si era dissociata da un pensiero di sapienza.

Si, nella bottega dei liutai di ogni tempo c’è qualcosa che ci riguarda.

Sono spazi in cui si conserva, con grandissima cura, un sapere ed una saggezza propria della bellezza della creatività umana. Una saggezza preziosa, perché riconosciuta vera e per questo tramandata  segretamente di generazione in generazione.

Progetti ,proporzioni dei materiali, tipologia di legnami diversi, modalità di lavorazione: tutto è collocato all’interno di una sapienza più grande della semplice manualità tecnica.

Ogni pezzetto di strumento, colore, colla, l’infinita serie di piccoli e grandi strumenti da lavoro, tutto è frutto di un sapere provato dal tempo, ma anche tutto risulta connesso in vista di un fine: la bellezza di un suono.

Perdere quel fine significa smarrire il senso di un luogo, di un cura, di un lavoro.

Smarrito il fine, ogni pezzetto di legno può essere collocato ovunque, anche in opposizione al fine proprio di quello strumento. La saggezza che accompagna quel lavoro così minuzioso e lento, è garanzia che la bellezza del suono non venga rovinata.

Così nella ricerca di un suono perfetto è implicita un’attenzione all’ordine, alla bellezza, alla misura delle cose, persino al significato del tempo.

Nella bottega del liutaio infatti il tempo di lavoro non coincide con quello stabilito dall’orologio. Il tempo è stabilito unicamente dalla natura dei materiali e dalla modalità del lavoro, si perché quel suono esige quel tempo. Il tempo è infatti dettato dalla materia usata ed è dentro il gesto dell’artigiano. Non si può pre-vedere.

Insomma ogni piccolissima parte dello strumento musicale ha una vita propria che va sviluppata fino in fondo e delle qualità  irripetibili che non devono scomparire durante la lavorazione. Lì nasce il bel suono che abita la musica. Lì abita una bellezza amica dell’uomo. E li si manifesta un modello per noi.

Così scoprire il proprio fine ed il personalissimo modo di raggiungerlo, significa davvero dare senso ad ogni dettaglio della nostra vita ed insieme dirigere il nostro sguardo su una bellezza che ci anima e ci infiamma.

Alla fine, nella bottega del liutaio, la saggia ricerca di un suono che abita la musica, diventa pane quotidiano per una buona vita spesa cercando la bellezza che salva il mondo.

 

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