Sulla saggezza del Tempo | Pensieri

La modernità, col suo massiccio uso del sapere scientifico, ci ha educati a pensare il tempo come qualcosa di astratto, quell’unità di misura, senza qualità, che scorrendo sui nostri orologi è possibile riempirla di ogni evento.

Tempi ed eventi appaiono disgiunti l’uno dall’altro e così mentre il mondo delle possibilità è cresciuto a dismisura,  quello delle necessità si è quasi annullato. Tutto è diventato possibile e niente (o quasi) è veramente necessario da fare.

In realtà le cose, per un cristiano, non stanno così.

Uno sguardo alle sacre scritture ci rivelano come il tempo sia una realtà profondamente coestenziava alla nostra vita.

il Libro del Qoèlet, ad esempio, ci mostra questa intima connessione tra tempo e vita umana. Esso vede il cammino dell’uomo sempre come un cammino davanti al Dio che chiedendo una cosa dispone i tempi come una grazia. Lui è il datore del tempo per questo comoda non solo di fare ma anche di riposare. 

Per l’uomo Non ci sono serie di infinite possibilità, ma tempi precisi da cogliere, cose da fare e momenti da vivere profondamente connessi. Qoèlet dice: “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo” (cap. 3,1). Bisogna ‘prendersi’ il tempo necessario quando si deve fare bene un’opera. Non lo si può accorciare o dilatare all’infinito pena la perdita della verità di quell’opera.

Esistono dunque tempi per fare una cosa e tempi per farne altre  (cf. Qo 3,2ss). Ma non tutti i tempi, appunto, sono gli stessi.

Per l’antico contadino che segue il ritmo delle stagioni seminare qualcosa “fuori tempo” è inutile perché improduttivo. Anche se oggi, seguendo un’idea di tempo distaccata dalla natura, ed imponendo ad essa ‘i propri tempi’ bisogna riconoscere che i frutti di quell’operazione no sono affatto gli stessi del passato. C’è una grande differenza qualitativa. Oggi lo sappiamo molto bene, ogni  forzatura dei tempi imposti alla natura è un’operazione inutile dal punto di vista della bontà e bellezza dei frutti della terra.

C’è allora una saggezza del tempo ed il suo rispetto significa entrare nel mistero della vita.  Così le stagioni della nostra vita come giovinezza, età adulta, vecchiaia, non possono essere impunemente mescolate e ciò vale anche per i tempi della fede ed il cammino di perfezione. In questo senso, per u cristiano, avere del tempo a disposizione non significa avere molte possibilità, ma significa aver da fare qualcosa nel progetto di Dio.

Il tempo è dunque una grazia. Una grazia profondamente connessa alla parola che Dio mi dice e dicendo ordina gli eventi. É un dono affidato alla nostra responsabilità, ma che può essere ritirato in qualsiasi momento dal celeste padrone del tempo.

Qui risposa il mistero della nostra vita: i tempi donati da Dio e vissuti dagli uomini fanno crescere armoniosamente la nostra esistenza, quelli sciupati la depotenziano.

Alla fine pensare il tempo come astratta concezione indipendente dalla nostra vita è il grande inganno di una creta modernità, dove tutto è possibile e nulla necessario.

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