Perché la Parola di Dio ci supera sempre| Joseph Ratzinger (1927 – )

” Io non sono certo dell’idea di coloro che sostengono una specie di donatismo della parola e si comportano come se soltanto colui che è pervaso da personale santità potesse efficacemente predicare, quasi che uno potesse annunciare solo ciò che egli stesso vive.

Sicuramente la santità personale resta la meta obbligatoria di ogni predicatore, come di ogni cristiano; certamente, ci si accorgerà se la parola è piena di vita o se è solo  parola.

Ciononostante, come avviene nel sacramento così anche nel caso della parola di Dio può agire anche per opera di uno strumento indegno e lo ha fatto frequentemente: in fin dei conti, è sempre Dio che agisce e non la santità soggettiva del predicatore; per grande che essa sia. Che uno possa dire ciò che egli ha personalmente vissuto, è una chiara eresia; egli deve predicare la totalità del cristianesimo, quello che egli non ha ancora realizzato.

E la sua stessa parola, che lo giudica e lo condanna, deve bruciagli come fuoco nell’anima, dev’essere per lui – come dice la Scrittura, a proposito della parola di Dio – spada a doppio taglio (Eb 4,12), che non ferisce soltanto gli altri, ma anche lui stesso. Dove sarebbe andato a finire il cristianesimo, se qualche papa, qualche vescovo o qualche sacerdote avesse predicato della realtà cristiana solo quella parte che loro stessi erano riusciti a vivere? Non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo (2 Cor 4,5), anche quando il farlo è contemporaneamente un giudizio spietato su noi stessi.

La santità soggettiva del predicatore rimarrà sempre la santità oggettiva del messaggio, che egli deve portare” .

 

( J. Ratzinger, Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 2005, 52-53 )владимир мунтян topodin большой ноутбукноутбук асерtopodin количество запросов по ключевым словам googleанализ страховых компанийхарьков классмедицинская справка ф 086у

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *