Dell’Inizio

All’inizio c’è sempre Dio e la sua creazione, per questo ripensare l’Inizio significa rifiutare radicalmente un pensiero chiuso, un sistema eterno valido per tutte le stagioni.

I sistemi chiusi di pensiero, quelli che cercano a tutti i costi di racchiudere l’Inizio in un organizzazione di pensiero coerente, assomigliano ad abitazioni senza finestre. Ci puoi stare dentro per un po’ ma alla lunga ti manca il respiro.

In realtà questi “sistemi” nel momento in cui sorgono con la loro presunta forme di completezza, ci immettono si in una realtà ampia, ma questa risulta essere sempre più grande di ogni nostro concetto, Essa ci cuce un vestito su misura, ma che velocemente passa di moda.

Si perché all’inizio di ogni ricerca umana c’è un dono sempre nuovo e non un possesso pacifico di fenomeni. Anche per questo la nascita della filosofia precede quella della scienza. L’Inizio è sempre un novum, una realtà che dà da pensare. L’Inizio cristiano poi, ha a che fare con un Dio che si rivela e non come una cosa messa nelle nostre mani.

Magari una volta raggiunta un po’ di conoscenza ci si crea un sistema, una specie di fotografia mentale, ma poi pian piano, ti accorgi che qualcosa non va e cerchi di modificarla, fino ad abbandonarla appena inizi a fare nuove esperienze quel Novum personale. 

Qui inizia ad emergere il profondo significato che la parola di Dio riveste, sia quella scritta che la predicata. Ti metti ad ascoltarla, a rifletterla, ad amarla, ed è proprio lei come carne del Verbo a portarti gradualmente nella luce dello Spirito. É questa carne del Verbo che invade l’occhio e l’udito, ad impedirti di crearti un personale sistema chiuso di pensiero, il tuo idolo mentale.

Per l’uomo credente ciò che precede è sempre più grande e sempre più vero, di ogni sua comprensione. In questo filosofo e credente appaiono molto vicini all’inizio della loro ricerca. Il filosofo perché guarda al visibile fenomenico come un dono eccedente qualsiasi riduzione noetica, ed il credente cercando mediante la fede di scoprire l’invisibile che si dà nel visibile, trova un dono ancora più grande. Tutt’edue sono in cammino verso l’Oltre. Tuttavia, per entrambi c’è il pericolo di una chiusura nel sistema. Dal lato del credente, la stessa parola di Dio, non può appiattirsi in un puro pensiero pensato statico e ripetitivo, se così fosse la verità viva di Dio sarebbe soffocata in un atto idolatrico della mente. Dal lato del filosofo succederebbe più o meno la stessa cosa: la sua fotografia del reale comincia a sbiadire nel tempo. Così solo i pensieri aperti e vivi resistono nella loro nativa bellezza attrattiva. Solo quei pensieri che ti prendono per mano e ti conducono attraverso i più disparati sentieri a guardare con i propri occhi l’Oltre che ci sta davanti, resistono nel tempo. A nessun uomo infatti è risparmiata la fatica di dover camminare personalmente verso la verità che ci sta difronte e dentro di noi.

All’inizio non c’è sistema ma sempre un traboccante dono di verità viva, vivace, in movimento, come acqua zampillante.

Così l’atteggiamento di grande umiltà, di ricezione amorosa, di indagine illuminata dalla grazia, di volontà di cammino verso la pienezza del vero, diventa il quotidiano passo di ogni cercatore dell’Inizio.

All’inizio dunque non ci sono io, ma Dio e la sua creazione.

Proprio all’inizio la gioia dell’Inizio si fa trovare a chi non chiude il cuore in un concetto ma lo apre senza impedimenti all’irriducibile novum bello vero e santo.

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