Perché Gesù non è una persona umana ma divina | Anselmo d’Aosta ( 1033 – 1109 )

“A proposito di questa unità di persona, non crediamo molto fermamente che essa non è formata da due persone in Cristo. Tuttavia poiché è possibile individuare per quale motivo ad osservatori poco prudenti potrebbe sembrare che il Cristo esista a partire da due persone e in due persone, non mi sembra inutile sirene qualcosa. Alcuni infatti osservano: perché diciamo che in cristo non ci sono due persone, come ci sono due nature? Difatti Dio era persona prima di assumere l’uomo e, dopo averlo assunto, non cessò di essere persona; e l’uomo assunto è una persona, perché si sa che ogni uomo individuale è una persona.  Per tale motivo, una è la persona divina prima dell’incarnazione, un’altra quello dell’uomo assunto. Perciò, come Cristo è Dio e uomo, così in lui sembrano esserci due persone. Simile ragionamento sembra provare che in Cristo ci siano due persone, dal momento che Dio è una persona e l’uomo assunto è una persona.

Ma non è così.

Come infatti in Dio una sola natura è in più persone, e più persone sono in una sola natura, così in Cristo una sola persona è in più nature e più nature sono in una sola persona. Difatti, come il Padre è Dio, il Figlio è Dio e lo Spirito è Dio, e tuttavia non sono tre dei ma un solo Dio, così in Cristo, Dio è una persona, l’uomo è una persona, e tuttavia non ci sono due persone, ma una sola persona. In Cristo infatti non Dio un soggetto e l’uomo un’altro soggetto, benché una cosa sia Dio e un’altra sia l’uomo; ma lo stesso che è Dio, è anche uomo. Il Verbo fatto carne,  ha assunto un’altra natura, non un’altra persona. Difatti quando si dice “uomo” si indica solo la natura che è comune a tutti gli uomini. Quando invece pronunciamo il dimostrativo “quest’uomo o quell’uomo”, o il nome proprio di “Gesù”, indichiamo una persona che, con la natura, ha un’insieme di proprietà, per la quali l’uomo comune diventa singolo e si distingue dagli altri singoli. Difatti quando lo si designa così [Gesù] non si intende un uomo qualunque, ma colui che è stato annunciato dall’angelo, colui che è Dio e uomo, Figlio di Dio e figlio della Vergine, e tutto ciò si dice di lui o secondo l’uomo, lo si dice in maniera vera. Il Figlio di Dio infatti non designato o nominato personalmente senza il figlio dell’uomo, né il figlio dell’uomo senza il Figlio di Dio, poiché lo stesso che è Figlio di Dio è anche figlio dell’uomo e la somma delle proprietà del Verbo e dell’uomo assunto è la stessa. Invece è impossibile che la somma di proprietà di persone diverse sia la stessa, o che tali proprietà siano loro attribuite in modo interscambiabile. Difatti la somma delle proprietà di Pietro e di Paolo non è la stessa, e non si dice che Pietro sia Paolo, né che Paolo sia Pietro.

Qualora allora il Verbo si è fatto carne, ha assunto una natura che sola è indicata con il nome di uomo, ed è sempre altra dalla natura divina e non ha assunto un’altra persona, perché con l’uomo assunto egli ha lo stesso insieme di proprietà. L’uomo infatti non è la stessa cosa che l’uomo assunto dal Verbo, cioè Gesù, dal momento che – come si è detto – con il nome di uomo si intende la sola natura; invece con l’uomo assunto e con il nome “Gesù” si intende, unitamente alla natura, ovvero all’uomo, un’insieme di proprietà, che è lo stesso per quest’uomo assunto e per il Verbo. Per tale motivo, non diciamo il Verbo e l’Uomo in quanto uomo sono la stessa persona, per evitare di dire che quest’uomo, più che un uomo qualunque, non è la stessa persona con il Verbo; ma affermiamo che il Verbo e quest’uomo assunto, cioè Gesù, sono una stessa persona. Così non crediamo che lo stesso uomo sia semplicemente una medesima persona con Dio, ma con quella persona che è il Verbo e il Figlio, perché non sembri che noi professiamo che quest’uomo sia la medesima persona del Padre e dello Spirito Santo. Ma, dal momento che per una verso il Verbo è Dio e per l’altro quest’uomo assunto è uomo, risponde a verità il dire che Dio e l’uomo sono una medesima persona; Ma allora nel nome “Dio” occorre sottintendere il Verbo e nel nome “uomo” il Figlio della Vergine”.

[…]

Anselmo d’Aosta, Lettera sull’Incarnazione del Verbo, capitolo XI.

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