Al di là dell’anima

L’anima non è un invenzione del cristianesimo.

I greci ad esempio la conoscevano già ed era oggetto di studio e di confronto filosofico. Quella loro profonda certezza si era diffusa ovunque e con essa la pura materialità delle cose e dell’uomo acquistava un valore nuovo. In essa cercavano una fonte sorgiva della vita, il movimento eterno della natura. il segreto della umana vita. C’era in quella loro ricerca il desiderio di raggiungere il fondo dell’essere, l’oltre di tutto ciò che è visibile.

Le scuole filosofiche poi ne avevano fatto un programma di vita e spesso invitavano il loro alunni a praticare una “cura dell’anima”. Avevano compreso e per questo insegnavano con grande efficacia, che non bastava “pensare su” ma era necessario “vivere di” ciò che si era inteso (cf. Pierre Hadot). Bisognava accordarsi ad essa mediante delle sagge pratiche, veri esercizi spirituali come  la cura del corpo, il dialogo amicale con il sapiente, soprattutto era fondamentale la crescita delle virtù dell’anima. In esse riposava il cammino umano verso la felicità intesa come tensione e raggiungimento di quel bene che non rimanda ad altro bene. L’uomo felice era il frutto di una anima curata.

Poi arrivò il cristianesimo.

Si diffuse la predicazione del Figlio di Dio, La luce del Verbo incarnato parlò di creazione, di inabilitazione dello Spirito, di grazia divina e tutta quella antica conoscenza venne trasformata da cima a fondo.

Con Gesù, il cristiano, aveva finalmente conosciuto il Dio Vivo e Vero e per questo si mosse al di là di ciò che quel pensiero aveva intravisto nell’anima. Con Gesù era cambiato lo sguardo sulla materia su ciò che la animava, era cambiato lo sguardo sull’uomo, la sua natura e la sua origine si trovavano ora da un altra parte, al di là dell’anima. C’era adesso in gioco un nuovo rapporto: quello dell’uomo e il suo mondo con il Dio di Gesù Cristo creatore di tutto ciò che è invisibile e di quello che è visibile.

L’anima forse restò quella che era, ma la luce del Verbo indicò in Dio la sua vera origine e l’uomo non fu solamente quello racchiuso in una materia animata ma divenne l’unica creatura fatta ad immagine e somiglianza del creatore trinitario. Anche la felicità si trovava debitrice di quell’originario legame con Dio.

Così, con Gesù l’anima fu aperta alla relazione col Dio trinitario e lo sguardo si alzò dalla natura al Dio personale.

 

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