Un Dio che non omologa| Il Dio dei Cristiani

Fin dai primi secoli del cristianesimo la riflessione sull’identità di Dio ha cercato di porre in luce la distinzione del Dio rivelato dal dio pensato e dal Dio creduto della altre religioni.

Fin dall’inizio i cristiani si accorsero che era impossibile racchiudere in un unico sguardo omologante quel Dio che era entrato nella storia di Abramo, Mosè, e che in Gesù Cristo, il Figlio consustanziale era finalmente apparso nella nostra storia, in piena luce.

Per questo concetti come distinzione  ed identità, natura e persona, relazione e sostanza, unità e differenza, paternità e generazione, spirazione e Logos, divennero fondamentali per mettere in luce il Dio “distinto” non uguale a nessun altro dio.

Tutto quel patrimonio di pensiero rappresentò per ogni buon discepolo del Signore una specie di pozzo profondissimo, un pozzo il cui fondo non è possibile raggiungere né vedere. L’indicibile Dio dei cristiani resta per sempre un mistero a riparo dallo sguardo dell’uomo. A noi resta invece conoscibile ciò che Gesù cristo, il solo che lo Ha veduto, ci ha fatto conoscere (cf Gv 1,18).

Così la Trinità non lo si comprende, perché ci mancano gli elementi di base – se così si può dire –  ma lo si può amare e servire perché ci servivano della spiegazione che Gesù ci ha fatto di Lui. Qui è il vero paradosso di tale conoscenza.

Ora, però, questo Dio singolarissimo, ha voluto creare, ed ha fatto l’universo ed infine l’uomo a sua immagine e somiglianza e di conseguenza tutte le sue opere riflettono in qualche modo il suo mistero. Dire che l’uomo ed il mondo non c’entrano con questo Dio è come dire che un quadro, una statua, o qualsiasi altra opera, non riflette affatto in sé il pensiero e il gesto artistico del suo autore.

Ma se ciò è vero l’uomo ed il mondo portano inscritto in sé un riferimento ad altro da sé son per così dire un identità aperta al misero di Dio.

Ogni cosa è una identità in relazione, una singolarità che non si chiude in se stessa come una monade ma riceve vita l’uno dall’altra. E così se la scienza coglie le costanti insite nelle cose, l’esperienza apre queste stesse cose alle novità che ancora non sono conosciute e non rientrano in quella prime conoscenze.

In fondo il paradosso secondo cui più ci avviciniamo con la scienza verso una realtà e più gli spazi della conoscenza si amplificano altro non significa che il pensiero omologante è solo un passo verso l’identità delle cose create, una identità che non svela ancora il lato della distinzione e dell’apertura. In fondo anche la natura del mondo e dell’uomo come per la natura di Dio Trinità l’idea di mistero è insuperabile.

Amo questo Dio che non ha omologato le cose da lui fatte, Egli nella sua infinita sapienza a non è un omologatore seriale come fa l’uomo per le sue macchine. Dio non crea come fa l’uomo nella catena di montaggio. Il nostro Dio al contrario è la salvaguardia di tutta quella realtà che è viva, vera, irripetibile e perciò inomologabile.

Credo in questo Dio che ha fatto ogni cosa differente, le ha fatte una per una, pensandole una per una. Persino un granello di sabbia non è mai uguale ad un altro  (cf Francesco, Laudato si’, 9). Amo questo Dio che ha posto la vita nella distinzione e nella differenza.класс лобановский куплю ноутбукиноутбук asus x540sa xx010dноутбуки msiпродвижение сайтов в воронежеру гуглtkstour.comурок арабского макияжадля краскопульта

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