Estetica dell’uomo buono |Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (485 -580)

La virtù delle anime sante, dunque, è già grande in questa esistenza terrena.

Esse infatti debellano mediante una vita serena e austera quale carne che ha sconfitto il genere umano e sono vincitrici di se stesse […] Ma guai alla carne che non è stata quaggiù vinta! Infatti sarà senza dubbio coronata quella carne che in questa vita è stata sottomessa.

Perciò l’uomo fermo nel bene, puro e retto, elogia tutti, sempre accusa se stesso e, mentre piace a tutti, solo in sé trova motivo di dispiacere. Infatti è segno di somma grandezza riconoscere la propria piccolezza, ma tale coscienza non ha grande efficacia se non quando già si è manifestata la luce divina. Costoro tanto più speditamente volano alle realtà celesti quanto più pesantemente si castigano nella vita terrena.

Essi comandano al corpo perché sono al servizio del loro autore e, mentre si riconoscono piccoli, raggiungono i culmine di una grande perfezione. non desiderano offendere nessuno, offesi perdonano sempre, usano carità anche verso coloro che li perseguitano con odio malefico.

[..]

L’uomo buono ha un volto sempre lieto e tranquillo, vigoroso nella sua magrezza, splendido nel suo pallore, gioco tra le incessanti lacrime, venerando per la fluente barba, oltremodo elegante senza il minimo ornamento, così attraverso la giustizia dello spirito, gli uomini sono resi più belli da questi elementi contrari.

I loro occhi son ridenti e pieni di dolcezza, veraci le loro parole che sono capaci di penetrare nel cuore dei buoni e desiderare di invitare tutti a quell’amore di Dio del qual sono ricolme. La voce stessa è misurata, non è debole quando c’è silenzio ne sguaiata quando c’è clamore; no è rotta dalle avversità né intenerita dalle gioie che sopravvengono;

L’uomo buono è sempre uguale nei costumi e nel volto. tempio santo, dimora delle virtù, il suo aspetto non può mutare dal omento che sempre tende alla perseveranza. Anche il suo incedere non è né lento né veloce, a nessuno fa visita per un proprio vantaggio, verso nessuno mostra riguardo a causa di altri, esorta a quel bene che insegna senza presunzione, libero con umiltà, legato con carità, cosicché sarebbe tanto penoso l’abbandonarlo quanto malvolentieri ci partiamo dalla stessa vita.

Amante di una salutare solitudine dove nessun desiderio senato lo ferisce e nessuna contesa lo infiamma, non si gonfia di superbia, non ha invidia dei fratelli, mondine a nessuno alcunché di cui abbia a pentirsi, ne porge ascolto a discorsi insensati. Trionfa incontrastato su una moltitudine di vizi con aiuto di una amabile solitudine.

Infine impregna di soavissimi profumi la sua tunica – benché ne abbia una sola come la sua pelle – la cui fragranza supera quella dei preziosi balsami dell’India[…]

È facile dunque riconoscere colui che la suprema potenza si degna di visitare. Infatti anche lo stesso nostro animo si riempie subito di gioia quando è vicino ad una tale persona e, senza che ne sia preavvertito, Sto arrivando! discernere per ispirazione divina la natura di colui che viene a conoscere.

 

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