Quella parola che ha attraversato lo spazio del silenzio | Pensieri

Fin da piccolo mi hanno abituato a pensare che il silenzio sia contrario al dire, l’esatto opposto del linguaggio. Così il significato dello stare in silenzio si era trasformato nel non parlare. Silenzio è tacere, tacere e basta.

Ma, poi col tempo, vidi con gli occhi della fede, che le cose non stanno così.

Col tempo iniziai a pensare il silenzio come il solido fondamento della parola parlante, ma, si badi, non come semplice parola parlata per sua natura non ha nessuna necessità di legarsi al silenzio. Questo tipo di parola è invece sommamente debitrice della tecnica, della memoria e della ripetitività. Essa non ha virtù.

Il Silenzio che cominciavo a conoscere fu quello che aveva il potere di generare parole autentiche, parole che non si identificano con parole piacevoli, ma si attestavano come parole che toccano l’interiorità con la giustizia della verità. Cominciai a conoscere parole che dopo aver attraversato lentamente o d’improvviso le porte delle nostre orecchie, avevano la forza di entrare nei cuori.

Lo studio della teologia poi mi apriva nuova orizzonti.

Nel pensiero teologico dei Padri ho poi trovato alcune bellissime affermazioni sul silenzio come fonte della parola. Essi pensavano il mistero del Dio dei cristiani come una specie di modello originario a cui guardare per comprendersi in questo mondo.

Così quando trovai in Ireneo di Lione, nella Lettera ai Manganesi (VIII,2) che: la Parola di Dio, (Gesù come Verbo eterno di Dio) é la parola uscita dal Silenzio, rimasi fermo a pensare… Ireneo dicendo appunto che quella Parola che ha fato ogni cosa, parola creatrice, ha nel silenzio il suo fondamento mi diceva allo stesso tempo di mutare il mio paradigma del mio linguaggio.

L’ “uscita” dal silenzio intesa come “generazione” del Verbo, come un “venire dalla sostanza di quel silenzio, era qualcosa che corrispondeva al mio cuore. Qui non si trattava di una   giustapposizione o accompagnamento. La parola buona da dare al mondo non si alimentava anzitutto dalla distanza che spesso si frappone tra noi e il nostro dire. Questa forma la vedevo più vicina alla parola della scienza, la parola oggettivata, dove noi con le nostre opinioni, non c’entriamo molto.

C’era ora un’altra parola da conoscere e e usare,

Così – con l’aiuto di Ireneo – cominciai a pensare che Parola Generata significa precisamente parola  originata, partorita, pro-cedente da un silenzio che animava e abitava ogni mio vocalizzo.

L’inizio del verbo mi divenne finalmente chiaro!

Così silenzio originante e parola parlante cominciarono a convivere. Percepivo che nel momento  stesso in cui l’intrinseco legame si spezzava il mio dire in qualsiasi forma raggiungeva i suoi uditori – come scrittura o voce, poesia, canto, romanzo, parola teatrale – diventava un pronunciamento stanco, senza futuro perché era senza presente. Diventava un dire senza nessun collegamento con l’interiorità di chi dice e di chi ascolta.

Alla fine, scoprire quella parola generata dal silenzio, fu per me scoprire lo spazio del silenzio, lo spazio in cui aleggia lo Spirito di Dio, lo spazio che bisogna attraversare ogni giorno della nostra vita. Solo gli abitanti di quello spazio posseggono ‘la parola’ che tocca l’interiorità ella posseggono come una grazia proprio perché ci appartiene fin dal principio.

ora comincio a sapere.

Chi non resta a lungo nello spazio silenzioso in cui lo spirito aleggia, non dice quasi mai parole parlanti.

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