Mutare lo sguardo

Fateci caso.

Nella parabola del “Padre misericordioso” quella che tutti chiamano del “figliol prodigo”, si narra della decisione del figlio più giovane di richiedere al padre “il giusto” per lui: “Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta” (Lc 15,12). Il figlio più giovane vuole le “sue” cose perché possa usarle.

Si dice subito che il padre accolse la sua richiesta dividendo tra il due figli ciò che era “loro” (Lc 15,12).

Ma, questa richiesta – che appare in termini di giustizia corretta perché vuole “il suo” – si trasforma in una separazione tra il figlio ed il Padre.

Il figlio vuole gestire in autonomia i suoi beni, in vista di una vita nuova lontano dalla sua casa. Infatti dopo qualche tempo la sua richiesta, se ne va via, lontano dalla sua casa. Così il possesso delle sue cose si è trasformato in potere sulla propria vita. Potere emancipato.

Fateci caso,

lo sguardo del figlio non è più verso il Padre, verso la relazione con Lui e i beni che provengono da lui, ma adesso, è verso il mondo, si cerca ‘fuori casa’. C’è  dunque un futuro da costruire lontano dal Padre.

La storia finale, la conosciamo. cercando vita lontano dal Padre, il giovane perde tutto, non solo le cose sue, ma soprattutto perde se stesso, la sua dignità di figlio. In una sola parola: perde la sua bellezza.

La parabola dice molte altre cose, ma qui, interessa sottolineare, come il mutamento di sguardo del figlio – e prima ancora il mutamento silenzioso del suo cuore – sta all’origine del tutto il suo malessere. Si, perché il punto non sono le azioni economicamente sbagliate ma è la malattia del sue esistere.

In fondo se la modernità ci ha abituati a pensare il nostro volgersi verso il mondo in termini di possesso, progettualità umana fondata solo sulle forze della scienza e della tecnica, il calcolare bene profitti e investimenti indipendentemente dai soggetti che li compiono e li valutano come buoni o cattivi, la parabola ci ricorda che c’è qualcos’altro da considerare.

L’amore verso il Padre non è un sentimento pio, ma lo stare con Lui è produttivo. Esso produce una visione sapienziale verso il mondo che supera la stessa giustizia umana perché è più di un dare e ricevere. Stare col Padre diventa per ogni figlio possibilità di creazione di uno spazio di verità e di senso dell’esistere, che supera quello della pura necessità e del dovere e si apre a quello del cuore che si riposa e si nutre di bellezza. L’inutile bellezza, quella che non possiede ma che si dona gratuitamente.

Così in definitiva, nel distacco da quella “casa” e da quel “Padre” la modernità non perde il cielo, solamente, ma la terra, perde cioè una vera sapienza “umana”, imprenditoriale, capace di leggere il mondo con autenticità perché lo pensa non come una forza impersonali da governare, ma come un mondo da abitare nella gioia piena.

fateci caso,

Con tutta la nostra iniziale ricchezza se perdiamo di vista quella relazione fondante che ci comunica giustezza e bellezza da portare in questo mondo,  ci trasformiamo semplicemente ed inevitabilmente in servi che pascolano porci (cf. Lc 15,15).

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