La natura aiutata dall’ascolto di una parola vera | Plutarco di Cheronea ( 46 – 127 dC.)

Ma tu, a cui è stato insegnato che seguire Dio e la ragione sono la stessa cosa, sai bene, come tutte le persone assennate che passare alla fanciullezza all’età adulta non significa liberarsi da ogni autorità, ma vuol dire solo assumere un’altra, qual’è appunto la ragione, che prende il posto di maestri o di assistenti stipendiati e da qual momento assurge a guida divina della nostra esistenza. Ed è solo seguendo la ragione che si può essere veramente liberi. infatti soltanto coloro che per messo di essa hanno imparato a conoscere ciò che bisogna volere è dato di vivere conformemente alla propria volontà, mentre chi si abbandona arbitrariamente ad atti ed impulsi rozzi e irragionevoli è un individuo meschino e soggetto a molti e grandi rimorsi.

…. Ebbene tu, che sei stato molto tempo a contatto con la filosofia e in forza dei suoi ragionamenti ha conformato ad essa tutte le conoscenze acquisite dragaggio, devi fare come il meteco, prendere cioè dimestichezza con la filosofia, che costituisce il vero e perfetto abito virile giacché proviene dalla ragione. A tale proposito non ti dispiacerà ascoltar alcune considerazioni propedeutiche relative al seno dell’udito il quale – come dice Teofrasto – è esposto più di ogni altro alle passioni, inquantoché la vista, il gusto e il tatto non producono turbamenti gli sconvolgimenti e le paure che l’udito riversa sull’anima quando è investito da clamori, strepiti e rimbombi. E però questo senso è più legato alla ragione che al sentimento, perché mentre gli altri sono accessibili al vizio, che per loro mezzo arriva sono all’anima e vi si attacca, le orecchie sono le uniche parti del corpo sensibili alla virtù, purché siano fin dall’infanzia mantenute pure, integre ed impermeabili all’adulazione e ai discorsi cattivi. Per questo Senocrate consigliava di applicare ai ragazzi i paraorecchie, che usano i lottatori, perché se a questi i colpi possono causare danni e deturpazioni, a quelli l’ascolto di un brutto discorso può provocare un alterazione del carattere. Con ciò il filosofo non intendeva destinare i giovani all’ignoranza o alla sordità, voleva solo che fossero protetti dai discorsi nocivi prima che quelli buoni potessero invadere e occupare quella che è la sono più sensibile e più esposta alla suggestioni della parola.

… Ma è chiaro che un giovane che fosse tenuto lontano da qualunque discorso, senza poter gustare il piacere di una sola parola, non solo resterebbe del tutto sterile e incapace di aprirsi alla virtù, ma correrebbe il rischio di traviarsi, facendo germogliare nella su anima, come in una terra incolta e mai smossa, molte piante selvatiche. Gli stimoli verso il piacere e la riluttanza alla fatica sono inclinazioni insite nella nostra stessa natura, non un prodotto delle parole, e perciò provocano innumerevoli passioni e malattie. ora se noi lasciamo che quelle inclinazioni se ne vadano liberamente dove le parta la natura e non siamo capaci di frenarle con discorsi utili e onesti, o di deviarne ordinatamente il corso naturale, ebbene, allora vuol dire che un animale selvaggio e feroce può rivelarsi più mansueto dell’uomo.

Plutarco di Cheronea, De recta rationi udendi, 1-3

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