Verbo sinfonico | Atanasio d’Alessandria (295 – 373)

“È lui, il Verbo santo del Padre, onnipotente ed assolutamente perfetto, che si estende su tutte le cose ed ovunque infonde la sua potenza, che illumina tutte le cose, visibili ed invisibili, contenendole e riunendole in lui. Egli non ne lascia alcuna al di fuori della sua potenza, ma vivifica e guarda tutte le cose, ciascuna isolatamente e tutto l’universo insieme. Egli mescola i principi di tutta la sostanza sensibile, il caldo e il freddo, l’umido e il secco, per farne un solo essere; egli impedisce loro di contrastarsi reciprocamente, facendone un accordo armonioso. Grazie a lui ed alla sua presenza, il fuoco non lotta contro il freddo, né l’umido contro il secco; al contrario, elementi di per sé stessi opposti, si riuniscono come amici e fratelli, donano la vita agli esseri visibili e sono per tutti i corpi i principi dell’esistenza.

L’obbedienza a questo Dio Verbo dona la vita agli esseri terrestri e riunisce quelli che sono nei cieli. Per lui il mare tutt’intero ed il grande oceano contengono i loro movimenti nei limiti che sono stati ad essi assegnati e la terra intera, come si è detto, si ricopre d’una chioma verdeggiante di diverse piante di tutte le specie. E per non attardarmi a nominare ciascuno degli esseri visibili, non c’è nulla di ciò che esiste e nasce che non nasca e non sussista in lui, come ha affermato il Teologo: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per lui e senza di lui niente è stato fatto Gv 1, 1-3).

Come un musico che accorda la sua lira ed avvicina abilmente i suoni gravi delle note acute ed i medi delle altre, per eseguire una sola melodia, allo stesso modo la saggezza di Dio, tenendo l’universo come una lira, avvicina gli esseri che sono nell’aria a quelli che sono sulla terra e quelli che sono nei cieli a quelli che sono nell’acqua; adattando l’insieme alle parti e tutto guidando attraverso il suo comando e la sua volontà, egli produce nella bellezza e nell’armonia un mondo unico ed un solo ordine del mondo; lui stesso resta immobile presso il Padre, muovendo tutte le cose per mezzo dell’ordine che viene da lui, secondo ciò che piace al Padre suo.

Ciò che è ammirevole della sua divinità è che con un solo e medesimo comandamento, egli guida tutte le cose nello stesso tempo, e non per intervalli, ma tutte insieme, quelle che vanno secondo un movimento rettilineo e quelle che si muovono in tondo, quelle in alto, quelle in mezzo, quelle in basso, le cose umide, le fredde, le calde, le visibili e le invisibili, egli le mette in ordine, ciascuna secondo la sua natura. Nello stesso tempo e con il medesimo comandamento che da lui proviene, ciò che è diritto, si muove rettilineamente; ciò che è rotondo, si muove in circolo; ciò che costituisce una via di mezzo fra i primi due, si muove anch’esso secondo la propria natura; il caldo riscalda ed il secco dissecca; tutti gli esseri, secondo la loro natura, da lui ricevono vita e sussistenza, mentr’egli realizza così un’armonia mirabile e veramente divina.

Per far comprendere con un esempio una realtà così grandiosa, rappresentiamo tutto ciò che abbiamo appena descritto con l’immagine d’un grande coro. Esso è composto da differenti esecutori, uomini, bambini, donne e vecchi e giovani. Al segnale d’un solo direttore, ciascuno di essi canta secondo la sua natura e le sue capacità: l’uomo con una voce d’uomo, il bambino da bambino, il vecchio da vecchio, il giovane da giovane; e tutti eseguono la medesima armonia. Od ancora, valga come esempio la nostra anima che, nello stesso tempo, muove tutti i nostri sensi secondo la virtù di ciascuno e, in presenza d’uno stesso oggetto, li muove tutti assieme: l’occhio per vedere, l’orecchio per ascoltare, la mano per toccare, l’odorato per sentire, il gusto per gustare e sovente, anche gli altri membri del corpo, come i piedi ch’essa fa muovere per camminare. Od infine, per illustrare con un terzo esempio quanto abbiamo affermato, la realtà descritta rassomiglia alla vita di una città assai grande, amministrata personalmente dal capo o dal re che l’ha fondata. Quando costui è presente ed impartisce egli stesso le direttive, tenendo d’occhio ogni cosa, tutti obbediscono: gli uni se ne vanno ai campi, gli altri si affrettano per andare ad attingere l’acqua agli acquedotti; un altro se ne va a far la spesa, uno si mette in cammino verso il Senato, un altro verso l’assemblea; il giudice va a giudicare, l’arconte ad emanare leggi; l’artigiano si accinge al suo lavoro manuale, il marinaio va verso il mare, il carpentiere si dedica al suo mestiere, il medico va a curare i suoi malati, l’architetto si dirige verso le sue costruzioni. Uno se ne va ai campi, un altro ne torna adesso; alcuni circolano all’interno della città, altri ne escono per poi ritornarvi. Tutto ciò avviene e si svolge alla presenza d’un solo capo e sotto il suo governo. Per mediocre che possa essere il paragone citato si deve prenderlo in senso più largo e rendersi conto che le cose vanno allo stesso modo in tutta la creazione. Dietro l’unico impulso e comandamento del Dio Verbo, tutte le cose sono messe in ordine, ciascuna opera ciò che le è proprio e, nello stesso tempo, realizzano tutte assieme un medesimo ordine”.

Atanasio di Alessandria, Contro i pagani, 42-44,  in La teologia dei Padri , I, Città Nuova, Roma 1981, 121-123.

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