#lamorealtempodellanoncredenza | Pensieri

Ci sono momenti della nostra vita in cui come ospiti inattesi si presentano alla nostra mente domande “pesanti”. Momenti in cui chiedi a te stesso il senso di te stesso.

Ti chiedi, cerchi, bussi, rientri in te stesso e cerchi ancora fuori di te.

Qui la fede diventa la grande luce e la  domanda circa il nostro stare nel mondo o come si dice in certi ambienti, la domanda sulla nostra collocazione esistenziale, altro non è che la risposta che ci proviene da quel luogo originario in cui emerge la verità ultima del nostro esistere: Dio, noi, il mondo.  A questo livello la sapienza teologica ci viene in aiuto e può dirci una parola “pesante” .

Nei lunghi anni di studio, ascoltando gli innumerevoli testimoni e dottori della Chiesa, ho scoperto che Dio è il fondamento del mondo. L’interezza del reale (visibile e invisibile), trova in lui la sua origine, poiché il Dio rivelato, il Dio di ogni uomo, non è solo causa, principio, sorgente, ma appunto il creatore di tutto. Ho scoperto infine che questo Dio crea per amore e nell’amore. Lui che in se stesso è amore tripersonale.

Così chiunque resti ancorato alla sua origine che non è di questo mondo, scopre pure il fondamento del suo esistere e, con questo, anche il decisivo senso della propria vita. Ecco perché Giovanni l’apostolo che Gesù amava, può affermare che chi non ama è già nella morte. La morte è vista come distacco dall’Origine in cui abita la vita perfetta, per cui ogni esistenza perde smalto, perde fondamento, si frantuma disperdendosi in mille e mille cose.

In questi lunghi anni ho incontrato molte volte la parola “amore” e ancora oggi è una parola importantissima. Tuttavia ho preferito leggerla sulle labbra di Cristo invece che su quelle degli uomini e così si è modificato pian piano il suo contenuto e la sua veste interna, diventando sempre più una relazione con le persone guardate con gli occhi di Dio.

Qui ho scoperto che nel linguaggio propriamente teologico, amare significa sempre e soltanto donare se stessi e donarsi possedendo solo se stessi e non gli altri. Inoltre tale donazione si compie in noi prima attraverso una purificazione interiore e poi si realizza in un’uscita da se stessi, un esodo verso il luogo che il Signore indica con la sua parola. É un uscita da sé, a volte dolorosa e a volte gioiosa, modellata su quella del Figlio dal seno del Padre (cf.Gv 1,18), come purissima estasi (ex-stasis). Tale uscita si compie non lasciando Dio (il Padre nostro) ma arricchendosi di ciò che ancora non siamo. É come un prendere a piene mani ciò che è di più perfetto e vero è in noi e farne elemosina all’altro (cf. Mt 11,41), senza bigottismi e doppi fini. É un dono non richiesto che permette l’incontro con l’Autore di ogni amore vero, quello che il mondo non conosce e né può conoscere da sé.

Ho osservato che coloro che  amano secondo Dio (e che hanno superato definitivamente la tentazione del possesso dell’altro), costruiscono il futuro del mondo perché sono da subito aperti, dialoganti, comunicativi, pronti al sacrificio, dimentichi di se stessi, persino gioiosi di quella gioia che non viene meno nelle sofferenze del corpo e dello spirito. Ho osservato che amando in tal modo, realizzano già qui sulla terra, in un certa misura, qualcosa che vive perfettamente solo all’interno di Dio, il Dio trinitario. Li, Padre Figlio eternamente si donano mediante un unico Spirito, senza imperfezione alcuna, senza distanze, senza possesso, senza invidia, senza egoismo. Solo lì l’amore è perfetto e perciò gioioso, perché solo lì le relazioni sono perfette e non esiste peccato.

Qui nel mondo l’amore è sempre ferito, possiede sempre un limite, sempre inserito in un cammino di perfezione. Qui nel nostro mondo, i figli del Dio amore devono imparare ad amare come dio ama, innalzandosi per svuotarsi, essere in Dio per essere con gli altri. Kenosi (κένωσις) direbbe la bibbia interpretando con questa parola l’amore di Gesù per noi.

Kenosi dunque, legandosi saldamente con l’Amore primordiale, l’unico capace di purificare e colmare la misura di ciò che manca in noi. In quest’amore il cielo è garanzia della terra poiché senza di esso, come insegnano i greci, quell’amore si trasforma inevitabilmente in eros, puro possesso senza donazione.

Chi riceve il frutto di quella Kenosi riceve non solo riflessi di quel Dio che ha fatto ogni ad immagine della sua natura ma abita il mondo nel giusto modoCosì l’amore, la comunione, la donazione perfetta è la risposta alla domanda sul fondamento della mia e di ogni altra esistenza terrena.

 

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio;

perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione:

le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!

Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo.

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore,

non ne avrebbe che dispregio”

                                (Cantico dei Cantici 8,6-8).

 

 

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