Di quel segreto legame (2 parte)

Non ce ne siamo accorti, ma pian piano abbiamo perso il legame tra logos e Imago, tra la profondità del pensare in Deo e la narrazione immaginifica della verità pensate, con il risultato che la forza narrativa (pathos) di quelle immagini ricche di Dio sono diventate deboli e povere. Abbiamo perso quell’originaria forza che dischiude in ogni immagine piena di Logos un “dire” e una “parola” che tocca e coinvolge ogni sincero ricercatore di verità, e che apparendo lo ricaccia nel silenzio facendolo innamorare della bellezza di Dio. Tutto sembra più necessario di ciò che originariamente è strumento di quel pathos e di quella Bellezza. Tutto sembra necessario tranne ricomporre quella verità e quelle immagini che fanno riposare il cuore e ci restituiscono la gioia dimenticata.

C’è dunque da ricercare un “dire” ed una “parola” che si donano in ogni immagine ricca di Logos che chiude la bocca e appaga la mente. Così solo il silenzio ricettivo ed adorante diventa la risposta adeguata e congrua a quell’irruenza ampia e sensibile del divino nel mondo. Un’irruenza fatta di irripetibilità e verità e perciò di bellezza vivente… l’unica cosa degna di essere amata.

Non ce ne siamo accorti ma molte delle immagini che dicono la nostra fede sono diventate deboli, decadenti, perché hanno perduto il contato vivo col il pensiero di Cristo (ημεĩς δε νουν Хριστου έχομεν – dice Paolo in 1 Cor 2,16), accantonando la loro anima parlante. E così quel lato visibile del logos, non è qualcosa che si possa formare artificialmente, come indossare un cappotto in una giornata di freddo, ma si tratta di connaturalità, di segreto legame, di corrispondenza vitale. L’unità tra logos ed imago è detta biblicamente, Gloria, cioè forma sensibile della divina presenza, che è data all’uomo che appunto vive di sensi e di ragione, perché s’incontri realmente con il suo Signore che si fa presente qui ed ora.

Così nel primo Natale, visibile ed incarnato si è fatto il Logos. Visibile per attirarci nella sua invisibilità che si chiama salvezza, incarnato per aprirci nel mondo a ciò che lo fonda e lo sostiene da sempre.

Abbiamo perso il legame tra Imago e Logos, perché non cerchiamo più il Figlio come abitante di questo nostro mondo e ci allontaniamo dai suoi passi (cf. Gn 3,10). Tutto senza di Lui è vuoto è l’originario silenzio senza Lui si sostuisce con la chiacchiera.

…. perché è apparsa la grazia di Dio (Tt 2,11)

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