Dell’Inizio ovvero della Creazione perfetta

Fa sempre bene riflettere sull’inizio di ogni cosa. Per i cristiani, ma non solo per essi, l’inizio è assoluto non è una produzione e per questo si chiama creazione, creazione “dal nulla”. Un’espressione che distingue e qualifica l’atto iniziale di Dio da ogni altro atto produttivo che viene dall’uomo.

Dunque in principio ci sta Dio ed il suo mistero. Prima che il mondo sia, Lui è.

Ma a guardar bene tale inizio, scopriamo un fatto che potrebbe essere modello di ogni progresso umano, di ogni ‘creazione’ umana. In quell’Inizio, quello posto in Dio, è l’invisibile la causa del visibile. Ad un certo punto c’è una nascita che trabocca che va oltre quell’invisibilità. In ogni artista, filosofo, teologo, uomo, c’è un punto in cui si concepisce, si partorisce con la mente un’idea che cerca l’incarnazione, la sua visibilità. La differenza qualitativa, anzi ontologia, tra invisibile e visibile, sta alla base della prima creazione, e la sua attuazione si gioca ancora in quella differenza.

Avremmo perciò un’invisibilità così speciale, da diventare sommamente influente nel darsi del mondo e dell’uomo, anzi, è la sua ragion d’essere.

Dunque, nel cammino di nostra vita, se osserviamo le grandi conquiste della scienza, del vivere ordinato, delle arti, delle conquiste democratiche e non solo democratiche, possiamo ragionevolmente pensare come la loro esistenza è debitrice di un’invisibilità che prima si è fatta presente in qualcuno, e poi, pian piano, è diventata corpo, desiderio, immagine, idea.

Immanuel Kant il pignolo filosofo di Königsberg amava affermare che: “Tutta la conoscenza umana comincia con intuizioni, procede verso concetti e si conclude con idee”, (citato dal matematico, D. Hilbert in Fundations of Geometry). E se ci chiedessimo da dove pro-viene quell’inizio (l’intuizione), il vescovo Agostino risponderebbe: essa è dono di Dio, Luce dello Spirito.

Così mentre siamo immersi nel visibile, si fa presente in noi un invisibile che pone nuove domande, nuove questioni, nuove esigenze.

L’amore, l’odio, la paura, la rivalsa, il desiderio di modificare la realtà che ci circonda, non sono cose che vengono perfettamente viste extra nos, ma al contrario sono sempre ‘viste’ dentro di noi, orientando per questo la nostra storia e in alcuni casi la storia di tutti.

Ecco perché bisogna far crescere l’invisibile che è in noi, perché crescendo trabocca, ed il il mondo può trovare il suo motivo di trasformazione. Più è alimentato di bellezza e verità più il nostro mondo diventa sostenibile. Poiché solamente quando quell’invisibilità calma e dirompente si armonizza ad extra con il Logos che “in principio era presso Dio” (cf. Gv 1,1) troviamo la strada maestra del cambiamento del visibile concreto.

In quel giorno quell’inizio ci parlerà nuovamente dell’Inizio e staremo con gioia dentro una creazione perfetta.

 

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