Solo Dio ci può salvare

Nel primo libro della Bibbia, in Gn 3, è descritta la situazione interiore di quell’uomo che “mangiando dell’albero del bene e del male” è  diventato peccatore. In quel testo Eva e Adamo sono presentati nel loro stato di mancanza rispetto a ciò che il creatore si aspettava da loro. Gn 3 non parla del mutamento di Dio  (e neppure del giardino), ma solamente del mutamento interiore dell’uomo e della donna. Sono essi che, inaspettatamente trasformano la loro relazione con il mondo e con il loro creatore, collocandosi in una ‘regione del sospetto’ e perciò evitando la presenza visibile di quel Dio amico che abita il giardino.

Genesi descrive la dinamica della tentazione primordiale e delle sue conseguenze in questi termini: ” Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. (Gn 3,6-10).

Simbolicamente, tutto il giardino, dopo il peccato, diventa un nascondiglio per la prima coppia e in qualche modo le cose del mondo possono pensarsi come strumenti di separazione da quel Dio che passeggia alla brezza del giorno. In pratica si tratta qui di un cambiamento dell’uomo in ordine alla visione delle cose. Queste,  rimangono identiche a se stesse, ma lo sguardo dell’uomo cambia. É trasformata quella visione in cui si riconosceva senza ambagi un’ordine amico dell’uomo, un ordine che ci precede e dunque non fatto da Adamo ed Eva.

Dopo il peccato, solo dopo… il mondo (il giardino) non è più visto come dono da custodire e migliorare, ma piuttosto è diventato un possesso di cui si può disporre a seconda delle proprie voglie. Si perderebbe così l’idea di sostenibilità ambientale.

Inoltre il mutamento di tale visione si propaga, Genesi narra di Eva che partecipa ad Adamo la sua scelta il quale l’accoglie senza resistenze.

Così alla fine, si capisce che il mondo perde la sua iniziale valenza mentre si fa presente, inaspettatamente, la propria nudità, il proprio essere “nudi”. Cercando una propria definizione di bene e di male, Genesi mostra l’esisto di tale ricerca e parla di “nudità” dell’uomo. In pratica, abbagliati da una visione falsificata del limite umano, visione contraria a quella del creatore del giardino, si finisce nella paura e nel ricerca di un nascondiglio in mezzo agli alberi.

Ma ciò che in questo testo è consolante è la speranza del Dio che cerca l’uomo. Se l’uomo non vuole vedere Dio, vuole stare nascosto, Dio lo cerca attraversi  resta  in piedi la via dell’udito. Dio si fa udire. Fa udire i suoi passi, cioè manifesta, misteriosamente, la sua presenza, fino a far udire la sua voce, riaprendo la possibilità di un dialogo chiarificatore.

Così, alla fine, Dio non cambia e per questo fa udire i suoi passi nel giardino, fa udire ancora la sua voce ed in questo mondo si offre come l’unica possibilità per l’uomo di rientrare in un ordine pensato da Dio amico dell’uomo.

Qui finisce il sospetto e appare l’amore.

 

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