Lui crescere io diminuire | Pensieri

Nel grande quadro del Caravaggio dal titolo: “la vocazione di san Matteo”, Pietro è raffigurato accanto a Gesù, il quale, con braccio teso, punta l’indice verso il pubblicano Matteo chiamandolo alla sua sequela. Anche Pietro ripete lo stesso gesto di Gesù, facendo così intendere che la missione della Chiesa altro non è che mettersi in accordo con i gesti e le azioni del suo Signore.

Pietro dunque, fa ciò che fa Cristo, ed in accordo con il gesto del suo maestro, anche lui chiama Matteo.

Ma la bellezza di questa “corrispondenza” sta nel fatto che Pietro non occupa la scena che è del Signore. Gesù e Pietro sono vicini, implicati, ma  l’origine di tutta l’azione di salvezza, resta il Signore Gesù. E poiché solo il Signore conosce ogni cuore e conosce i tempi ed i momenti per operare, Egli rimane il protagonista vero di quella chiamata, mentre Pietro si limita a riconoscere i desideri del suo Maestro ripetendoli anche lui con timore e tremore.

Tuttavia, rispondendo alla chiamata del Cristo, Matteo non potrà fare altro che unirsi anche lui a coloro che sono già stati chiamati da Gesù. Credendo in Gesù si unirà a Pietro e perciò a tutta la Chiesa. Nella sequela del Figlio di Dio, Matteo, il pubblicano pentito, non sarà più solo.

Ora proprio qui risposa il vero mistero di ogni chiamata e di ogni apostolato: si risponde a Cristo ma si entra nel cammino della Chiesa. Si compiono gesti e si dicono parole, ma queste hanno efficacia solamente come riproposta di gesti e di parole abitate dalla presenza di Gesù.

Qui è anche la croce di ogni buon discepolo del Signore, poiché mentre Lui è perfetto la sua Chiesa è semper reformanda (GS 43).

Così quando leggo nel vangelo di Giovanni la frase che il Battista pronuncia guardando l’attività apostolica di Gesù “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,30) ripenso al cammino che ogni buon discepolo del Signore deve compiere. Ripenso al fatto che si diventa discepoli senza dimenticare l’origine di tutto ciò il Signore, senza pretendere di occupare il posto che spetta solo a Gesù.

In altre parole, come afferma il Battista, in ogni atto di apostolato, in ogni nostra parola: Gesù sempre deve “crescere” mentre noi “diminuire”. Gesù deve rimanere sempre in primo piano, visibile, attivo, parlante.. e noi sempre decentrati, a servizio, strumentali al suo agire di salvezza. I santi avevano appunto questa grandezza. In loro si percepiva l’agire di Dio, i desideri del Maestro e non la loro volontà umana.

Il fallimento di ogni apostolato sta dunque nel fatto che noi abbiamo preso possesso di tutto, tutta la scena è nostra e Gesù è tolto fuori dal nostro orizzonte di donazione. Come nella parabola dei Vignaioli omicidi, quando l’uomo prende il posto di Dio, il mondo diventa più brutto ed ingiusto.

Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace (S. Francesco)

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