La Parola di Dio è Mistero Sinfonico | Don Mik

“…..  All’interno del “Verbum caro factum est” abbiamo perciò indicato il sentiero entro cui la Parola – sinfonicamente intesa e comunicata – ci visita, donandoci nello stesso tempo la grazia di raggiungerla e di amarla. Permanentemente offerta a tutti gli uomini di tutti i tempi, essa non solo non invecchia mai, ma ringiovanisce, sempre recepita ex-novo, è un’inesauribile fresca sorgente per le nostre anime. In questo senso l’intenzione iniziale è stata quella di sgombrare il campo dai possibili fraintendimenti sul mistero della viva parola del Signore affidato alla Chiesa, precisando il senso di un lógos ghennõn che, unificando in sé l’aspetto noetico e quello dinamico, si presenta a noi nella forma del linguaggio umano, come Scrittura, predicazione, profezia, scrizione del Vangelo nel cuore. Il Verbo è sempre pronunciato nella storia, perciò si esplicita, si rende comprensibile, esigendo il nostro silenzio ossequioso. L’incipit della Dei Verbum va proprio in questa direzione. Dei Verbum religiose audiens (DV 1). In questo quadro, si può pensare anche un diverso modello di comunicazione del Vangelo. Accanto alla pur necessaria figura del docente che trasmette nozioni, bisogna riscoprire anche quella del Viandante che ‘conversa con noi lungo il cammino’ e ci invita alla comunione con sé (Lc 24,32).

Così il nativo bisogno dell’uomo nel ricercare il Volto di Dio trova nella personale scoperta delle sue le parole disseminate nella storia degli uomini, ma soprattutto nella Parola contenuta ed attestata dalla Sacra Scrittura, la strada che a Lui conduce, poiché il Figlio, il lógos eterno e non solamente un insegnamento è l’approdo di tale ricerca. Egli nella sua rivelazione ci ha svelato la singolarissima forza della sua Parola, Presenza che si fa udire ed esperire nel cuore e nella mente, al di là e molto di più di quanto non si offra e si dona nella materialità del linguaggio umano. Nelle parole del “portatore del Verbo” (apostolo, profeta, ministro della parola) Dio si dona a noi come Colui che ci tocca parlando, si attualizza dicendosi; in questo senso l’incontro con Dio non è mai ideologizzabile, l’incontro è sempre con il Dio personale.

Il Risorto, in questo modo, continua a parlare, perpetuando l’offerta della sua vicinanza salvifica fino alla fine dei tempi. Egli continua a parlare in mille modi, scrivendo il suo Verbo nel cuore di ogni uomo, facendolo ardere e ridonando la speranza perduta. Così il “portatore del Verbo” come mediatore autorizzato del Risorto è chiamato ad una comunione vitale con lo Spirito ed il Cristo. Questa comunione diventa la base imprescindibile per una corretta comunicazione. Infatti san Paolo ricordando ai Tessalonicesi che evangelizzare è più che dire parole scrive: “Il nostro vangelo, infatti, non si è diffuso fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione, come ben sapete che siamo stati in mezzo a voi per il vostro bene” (1 Ts 1,5).

La comprensione sinfonica della Parola, legata nel suo darsi storico alla categoria sistematizzante di Evangelium, ha permesso di ripercorrere per intero il fascio comunicativo che intercorre tra Dio e l’uomo, senza cedere alla tentazione di dover pensare il Verbo in termini unicamente intramondani, svilendolo della sua soprannaturalità. Guardando alla Parola abbiamo potuto conoscere e confessare tutto il mistero di luce inaccessibile che nessun uomo rimenendo nella carne può contemplare, (1 Tm 6,16), ma tuttavia si comunica a noi precisamente nel Verbo proferito storicamente”.

D. Concolino, Teologia della Parola. Per una comprensione sinfonica della Parola di Dio alla luce della Costituzione Dogmatica«Dei Verbum», Rubbettino, Soveria Mannelli 2006, 184-185.

 

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