Di quel segreto legame

Pavel Florenskij aveva ragione: La verità manifestata è amore e l’amore realizzato è bellezza (cit. tratta da Il cuore cherubico).  Così ogni volta che la verità di Dio ci tocca dentro e  diventa verità della nostra vita allo stesso tempo fa apparire la nostra bellezza. Dio ci ridona una bellezza fatta non da mani d’uomo passando da quella verità ci fa paura perché svela le nostre falsità ma diventando poi visibile in noi.  Alla fine si diventa bellezza nuova capace di risvegliare altra bellezza.

Bellezza è allora è il nome che spiega in questo mondo il segreto legame tra il visibile apparire della nostra vita e l’invisibile presenza in noi della celeste Verità. É un segreto legame perché si percepisce con occhi di fede, una ragione lontana dal sentire di Dio, infatti, ne rimane estranea.

Per questo motivo il legame tra sguardo di fede e bellezza è inevitabile per il cristiano. Nello sguardo di fede, infatti, risiede la capacità di intercettare il fondamento nascosto di ciò che invece si dona a noi visibilmente nelle cose, nelle persone, negli eventi. La fede, infatti, va un po più in là di ciò che la ragione vede

Così la missione propria della bellezza cristiana sta nell’offrire a chiunque abbia uno sguardo semplice, un terreno stabile su cui fondare la trasformazione della propria esistenza. Si perché la bellezza viva è trasfigurazione di questo mondo e quel “terreno stabile” si presenta come  gioia per chi cerca e pace per chi lì si ferma.

La bellezza così intesa diventa allora necessità vera per un esistenze autentica e cammino verso una perfezione più alta.

Il nostro cuore sente che essa non vive mai tutta dentro di noi, ma siamo sempre distanti e per questo la cerchiamo. Essa proviene da una fonte più originaria che in fin dei conti non può che essere solo dono di Dio. Per questo noi la scopriamo quando i nostri piedi restano entrambi nella verità e al tempo stesso, paradossalmente, sono sempre in cammino verso la propria pienezza. Si, la cerchiamo, perché non siamo noi bellezza ma sentiamo che solo quando accettiamo il dolce giogo della verità il nostro spirito e la nostra intelligenza finalmente la trova e con essa trova la propria consolazione, l’interiore corrispondenza, il sussulto di novità, la spinta al cambiamento.

La nostra conformità al Lógos è davvero la nostra bellezza.

Ciò che ci conquista veramente non è trovare una verità come se fosse una formula matematica o un teorema geometrico, per quel tipo di verità non si è disposti mai a mutare vita…, ma è sempre la scoperta in qualcuno di qualcosa di Dio che si offre come amore che ci rivela cos’è bellezza e cine essa ci spinge a cambiare. A quella bellezza viva che non viene mai meno neanche nelle prove e nel dolore e non ad altro si guarda per rimodellarsi, ricostruirsi e così ripresentarsi al mondo con un vestito interiore nuovo e bellissimo.

Il compimento dell’opera di Dio in noi e negli altri è la nostra grande bellezza, una bellezza che parla a tutti prima ancora di parlare, perché si offre senza ipocrisia come visibile corrispondenza tra vita e Lógos.

Agostino lo aveva capito bene. Il suo lamento di essere giunto tardi ad amarla è un monito attualissimo (cf. Confessioni X, 27,38); Tutta la sua vicenda di conversione altro non fu che un lungo ed interrotto cammino verso il suo possesso.

“O Signore, io cerco la tua bellezza”

 

 

 

 

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