Homo viator

Il desiderio di possedere il pensiero di Dio per utilizzarlo indipendentemente dal Cielo è antico quanto il mondo. Tracce di questa errata disposizione di vita può rintracciarsi nell’elenco delle proibizioni date da Dio a Israele prima del suo ingresso nella terra promessa (Deut. 18,9-14) Il Signore d’Israele, mette in chiaro subito le cose: per i credenti in Dio nessuna relazione è possibile con le cose occulte, nessuna forma di divinazione, negromanzia, preveggenza… ! Quel tipo di conoscenza non serve l’uomo, non lo aiuta a rimanere nella sua verità. E così la conoscenza del futuro con la pretesa di manipolarlo a proprio uso e consumo non sono da ricercare. Il Signore è l’unico futuro dell’uomo, l’altro futuro, quello del tempo, resta interamente affidato al dono di Dio e alla sapienza dell’uomo, un uomo che cerca in Dio uno scudo e una protezione.

Così l’uomo è colui che cammina responsabilmente nel presente, sotto la luce che si sprigiona della parola data da Dio, liberamente e nella forza della grazia dei sacramenti. Tutto qui. Il resto è “speranza”.

Anche se una certa prevedibilità delle cose del mondo, che ancora non sono, è possibile ricavarla mediante numeri e statistiche, il senso della propria esistenza e il reale futuro dell’uomo sta altrove. La parabola del ricco che programma il suo futuro dimenticando la possibilità “dell’altro programma” quello del Dio che esige senza ritardi la sua stessa vita, spiega bene l’idea (Lc 12,13-21).

Ma può  il pensiero degli uomini almeno avvicinarsi al pensiero di Dio? O, per dirla differentemente, possono pensieri di Dio essere conquistati da un ragionamento umano? A guardare bene la cosa, anche il modo greco e quello romano avevano cercato una soluzione a tale problema, lo studio dei segni, i vaticini, le pratiche esoteriche rappresentavano il loro modo di arrivare nelle cose di Dio. Tuttavia essi, nella maggior parte dei casi,  restarono  convinti dell’impossibilità di superare la distanza e la differenza tra il pensiero divino e quello dei mortali. Essi  risolsero tutto nell’idea  di fato e di necessità, questa forse poteva essere conosciuta. Inoltre la consapevolezza di questa “distanza” motivava la frequentazione tempio e le consultazioni di sacerdotesse e maghi. Solo in tal modo, per loro, si poteva arrivare a conoscere ciò che gli dei avevano deciso di attuare irrevocabilmente.

Ma nell’ebraismo e poi nel cristianesimo le cose si mettono in modo diverso. Governo di Dio, provvidenza, responsabilità umana, grazia attuale, libertà e libero arbitrio, fanno tutt’uno con il senso della storia umana.

Anzitutto pensare i pensieri di Dio, come Gesù pretenderebbe da Pietro (cf. Mt 16,23) è possibile solo se è lui a donarli a noi e solo se noi ci doniamo a loro. Dio non sbaglia quando parla, lui quando parla si fa capire poiché non è come noi, spesso ambigui, incerti, insicuri e non sempre veri.  Dio fa a noi un dono chiaro, di parola, di comandamento udibile e senza ombre. Nella rivelazione ebraica e soprattutto in quella cristiana, c’è fin dall’inizio qualcosa di luminoso che non è possibile produrre da noi come conseguenza necessaria di un ragionamento. All’inizio c’è sempre un dono che mette in movimento cuore e mente, una porta aperta da Dio stesso che ci svela il suo pensiero, i suo cuore, i suoi desideri in dal principio. Queste cose “che orecchio mai udì” (1 Cor 2,8) non sono mai stati conseguenza logica di una nostra argomentazione, se così fosse non ci sarebbe vera rivelazione.  La bellezza del pensiero credente sta tutta in questo cammino dell’uomo dentro la Parola detta da Dio, dentro il suo volere manifestato. Un volere che non ha bisogno di andare fino in cielo per prenderlo, ma semplicemente basta aprire il cuore a colui che è disceso per darcelo .

Ecco perché le prime parole della vita pubblica di Gesù vanno una direzione precisa: cambiare pensiero, anzi andare al di là di essi. Gesù dice: “convertitevi e credete al Vangelo”.  Non si tratta di seguire la via di una ricerca disordinata del pensiero di Dio, di un andare nell’occulto, ma si tratta invece di andare nel luminoso e nel pubblico, nel regno della chiarezza. I pensieri di Dio che adesso ci raggiungono attraverso Gesù e lo Spirito Santo non sono solo per alcuni eletti, ma per tutti e tutti possono riceverli se vogliano accoglierli. Il Vangelo è così il pensiero di Dio donato a me e a tutti.

I pensieri di Dio sono un Dono. All’uomo rimane il compito di camminare umilmente in esso, vivendo nella speranza e libero dal desiderio di possedere e manipolare il futuro.планшеты на полноценной windows 8макияж для проблемной кожи лица видеоasus планшет ноутбукновинки смартфоновchinese toпо ключевым словамбьюти кейсыпродвижение за рубежомgames.co.uk

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