Sacerdoti come strumenti (vivi) di Dio | Joseph Ratzinger

“Quando definiamo l’Ordinazione sacerdotale un sacramento intendiamo precisamente che qui uno non è chiamato ad ostentare le proprie forze e capacità; che qui uno non viene insediato come funzionario perché particolarmente abile o perché trova l’impiego di suo gusto, o semplicemente perché ci può guadagnare il pane; qui non si tratta di un lavoro con il quale, grazie alla proprie competenze, ci si assicura il sostentamento, per poi progredire nella carriera.

Sacramento vuol dire: io do ciò io stesso non posso dare, faccio qualcosa che non dipende da me, sono in una missione e sono divenuto un portatore di ciò che un Altro mi ha trasmesso.

Perciò nessuno si può nominare sacerdote da sé; così come nessuna comunità può chiamare di sua propria iniziativa a questo compito. Solo dal Sacramento si può ricevere ciò che è di Dio, entrando nella missione che mi fa messaggero e strumento dell’Altro. E d’altronde, proprio questo donarsi all’Altro, questo distacco da se stessi, la sostanziale autoespropriazione e gratuità di questo servizio possono diventare autentica auto-realizzazione e maturazione umana.

Poiché in esso veniamo conformati al mistero trinitario, viene cioè portata a compimento la somiglianza con Dio e dunque quel modello fondamentale secondo il quale siamo stati creati. Siccome noi siamo creati trinitariamente, in ultima analisi vale per ciascuno che solo chi si perde può ritrovare se stesso.

Joseph Ratzinger, Sulla natura del sacerdozio, Opera Omnia XII, 26-27эми самара официальный сайтbiol meizu pro 6 64gb silversamsung s7notarized translationпроверка позиций googleкак называется детектор лжи по научномукак отследить телефон по gpssuhb для дівчаток

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