L’ Antispecchio

Si narra che Caravaggio utilizzasse un particolare accorgimento per fissare su tela le immagini da lui pensate e volute: uno specchio; per cui la realtà non era vista ed attinta direttamente, ma i suoi occhi si concentravano solamente su ciò che lo specchio restituiva alla sua mente, l’oggetto vero della sua pittura era attinto nello specchio e dunque la realtà era vista mediatamente. Inoltre, così facendo, tutto il mondo raggiunto veniva purificato dal non essenziale e lo stesso gesto pittorico era indirizzato sull’immagine vera senza disperdersi in mille particolari inutili. Tutto il resto veniva così abbandonato.

Ora la fede possiede una dinamica molto simile.

Nel libro della Genesi, il primo peccato, il peccato originale (originante tutti i peccati successivi), viene narrato attraverso un immagine in cui ci appare una dinamica simile al gesto di Caravaggio, ma a differenza di uno specchio materiale, troviamo li anzitutto una parola di Dio che funge da mediazione tra l’uomo ed il mondo. In Genesi il rivolgersi della donna verso l’intera realtà, simboleggiata dall’albero della conoscenza del bene e del male, si struttura, erroneamente, attraverso un “antispecchio”, una mediazione malata, uno specchio che interpreta falsamente il mondo  e Dio.

Infatti mentre il testo sacro ricorda che il Signore e Creatore aveva dato all’uomo attraverso una preciso comando d’amore, uno “specchio” veritiero e verace, dove l’intero creato appariva nella sua verità, (“Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” – Gn 2,16-17.) La donna volle fidarsi dell’altro “specchio” dato dall’astuto serpente, che restituiva surrettiziamente un’altra visione delle cose e del mondo e perciò di Dio.

Nella non fede Eva si rivolge all’antispecchio.

Nella risposta della donna al serpente, che afferma: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gn 3,5), si rivela il suo modo di vedere il mondo in tutto il suo devastante esito: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Gn 3,6-7). La visione di Eva sul mondo si trasforma, contro ogni previsione, in visione della propria pochezza e nudità.

Così Eva, da una parte guarda quello stesso mondo creato da Dio, ma lo fa attraverso l’antispecchio e così facendo perde la sua verità e con essa fallisce la sua relazione col mondo. Così con quello specchio Eva e Adamo perdono l’essenziale di Dio, guadagnando solo nudità e lontananza dalla grande fonte del proprio esistere.

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