L’impossedibile Parola di Dio | Pensieri

Aristotele nel primo libro della Politica, aveva distinto l’uomo dall’animale, in base alla differenza di voce e parola. L’uomo, dice Aristotele, è colui che possiede la parola, l’uomo parla, gli animali invece hanno una voce,  attraverso la quale esprimono piacere e dolore. Parlare, per il filosofo, significa poter indicare l’utile, il dannoso, il giusto, l’ingiusto, il bene, il male. Così attraverso la parola umana è possibile esibire la svariata ricchezza di significati che cuore e mente umana posseggono.

Così la parola, che è più che suono, diventa custode e portatrice di significati e di visioni delle cose. In essa l’interiorità umana si fa presente e allo stesso tempo riceve dall’esterno, dal mondo continui significati. La parola così ha una radice dicotomica il cuore e il mondo.

Ma quando si tratta della parola di Dio questo dinamismo muta.

La Parola di Dio è il grembo fecondo che genera in noi cuore buono e giuste visioni del tempo e del mondo. Credendo e perseverando nella Verità anche le parole usate si trasformano di continuo diventano luminose, forti, attraenti, giuste. Se crediamo perdiamo il primato su noi stessi e non è più il nostro cuore e la nostra intelligenza ad avere il primato su tutto, ma ciò che Dio pone in noi attraverso il suo Verbo: l’utile e il dannoso, il giusto e l’ingiusto, bene e male, santo e diabolico non sono più definiti dal basso, dal nostro cuore, ma dall’alto, da ciò che Dio stesso pone in noi. Il cuore e l’intelligenza seguono così ciò che la parola compie dentro di noi. Dio ha il primo posto e noi diventiamo vivi.

Così un cuore plasmato dalla parola ha un battito diverso. I cuori dei santi non faticano nell’andare verso il bene, il giusto, il santo, poiché tutte queste cose Dio le ha già costruite in loro, giorno dopo giorno, con la sua parola viva ed efficace. I cuori dei santi esistono solo in questa divina costruzione.

Per questo motivo, questa parola è un accadimento continuo e creativo. Plasma il cuore e illumina la mente di chi cerca Dio, e quasi senza accorgersene ci trasformiamo, cambiamo sentimenti, mutiamo atteggiamenti, gli stessi sorrisi sono diversi. Anche nelle relazioni con il mondo e gli altri si cambia.

La Parola ci cambia, perché accade in noi, lei che è prima di noi e sarà dopo di noi, in sé perfetta e gioiosa, è l’unica a possedere il grande potere di riconsegnarci a noi stessi rinnovandoci.

Ecco perché la parola, questa parola non può mai essere un mio possesso, Gesù stesso dice “la mia parola non è mia” lui che è il Verbo del Padre.

Essa resta dono di Dio e per questo mi dona vita. Essa deve venire dal di fuori per cambiarmi dal di dentro, precedendoci da sempre ci guida. Come la “colonna di fuoco” degli Ebrei erranti (cf. Es. 13,21).

L’inganno invece è quello di pensare la parola come perfetto possesso della nostra mente, come un sistema, conquistato una volta e che ora si può esibire, sempre allo stesso modo e con le stesse parole, di qua e di la. La Parola perde tutta la sua bellezza e irripetibilità ed è ridotta a concetto morto incapace di toccare la mia vita. In questo doloroso quadro, anche l’intelligenza non è più custode del Verbo e strumento dato da Dio all’uomo perché permetta alla Verità di Dio di comunicarsi e farsi raggiungere nel suo splendore, ma piuttosto si trasforma a subdola manipolatrice di significati non santi.

Solo se la parola non si possiede ricevendola, allora noi saremo salvi.

 

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