La mia gioia

Il rapporto con le cose del mondo è fondamentale per il credente.

Da sempre cerchiamo in esse la gioia, la felicità, ma si può facilmente notare come la vera felicità (l’unico bene che non rimanda a nessun altro bene), svanisce un attimo dopo aver posseduto le cose desiderate. Inoltre il loro possesso rimanda prima o poi ad un possesso ulteriore, e questo a sua volta rimanda ancora ad un’altro possesso, e così all’infinito. Ma in questa successione di conquiste noi non siamo mai veramente appagati. Almeno io non lo sono mai stato. Solo quando si qualcosa di qualità diversa, che ha il sapore dell’infinito il nostro cuore tace e lo spirito gioisce. L’amore ha questa qualità.

In questo senso la strada della gioia la costruiamo non possedendo ricevendo amore. Li dove appare nella sua purezza, noi siamo conquistati e troviamo gioia.

Le azioni dei cristiani ad esempio hanno la qualità coi dare gioia. Ad esempio quando si dona del tempo a qualcuno che ne ha bisogno, quando si regala all’atro le proprie capacità e competenze, attenzioni, quando ci si sacrifica per l’altro nella verità, insomma quando nella propria giornata si fa qualcosa per qualcuno ed appare con ciò l’amore in questo mondo distratto, lì veramente si incontra la gioia, si può abitare la vera felicità e il cuore trova pace. Così una carezza un sorriso aperto e luminoso, un’incoraggiamento inaspettato, un esortazione alla perseveranza del bene… ovunque si manifesta questo amore li nasce anche la mia gioia.

Ho notato anche una cosa:

quando riceviamo un regalo (piccolo o grande che sia), noi abbiamo gioia non tanto per il regalo in sé ma perché qualcuno attraverso quel dono ci mostrato di amarci, il regalo è strumento di manifestazione dello spirito dell’altro, del suo amore.

Ma se al contrario noi avessimo la certezza che quel dono in realtà nasconde un interesse egoistico, per esempio è dato da una persona che spera in un contraccambio o cerca di ottenere qualcosa, o vuole comprare la nostra amicizia, allora lo stesso dono ci apparirebbe brutto, e nel possederlo non avremmo gioia ma preoccupazione, disagio.

Allora la verità del dono è la gratuità e benevolenza esse sono le porte della gioia.

Il dono vero non pretendere nulla, non attende nulla, non accetta nessun contraccambio. Questa è la sua bellezza, la sua estetica, esso cerca solo il bene e la gioia dell’altro, l’altrui progresso. Proprio questo pensiero ci riempie di gioia e di ammirazione per chi lo ha fatto.

É strano che la privazione di una nostra cosa diventa causa della nostra gioia. Ma il vangelo non è una cosa che viene dal mondo ma da Dio. Se gli apostoli: “se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù” (Atti 5,41), allora vuol dire davvero che la gioia è un altra cosa rispetto al nostro modo di pensare. in fondo essa è un’altra parola per dire “dono di sé”.

“Vous êtes le sel de la terre. Si le sel se dénature, comment redeviendra-t-il du sel ? Il n’est plus bon à rien : on le jette dehors et les gens le piétinent” puhelinkolikkopelitкупить линолеумсмартфонphilips xenium e180 blackкупить техникуtranslation frenchgoogle google google.ruсамсунг ноутбукиenglish to hindi translatorдитячи каляски

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